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L'oro verde del Carso: storia, resilienza e salute nel futuro della DOP Tergeste

C’è un filo d’olio che unisce idealmente le sponde dell’Alto Adriatico, dal Lago di Garda fino a Pola, passando per i pastini della nostra Costiera. È un filo antico, che risale ai tempi dei Romani, ma che ha rischiato più volte di spezzarsi sotto i colpi della storia e della natura. Abbiamo approfondito questo legame intervistando il Sig. Paolo P…
 |  Redazione sport  |  Eventi

C’è un filo d’olio che unisce idealmente le sponde dell’Alto Adriatico, dal Lago di Garda fino a Pola, passando per i pastini della nostra Costiera. È un filo antico, che risale ai tempi dei Romani, ma che ha rischiato più volte di spezzarsi sotto i colpi della storia e della natura. Abbiamo approfondito questo legame intervistando il Sig. Paolo Parmegiani, agronomo ed esperto olivicoltore, che in occasione delle recenti giornate di divulgazione sul territorio ci ha guidato in un’analisi lucida e appassionata del comparto olivicolo triestino.



Una storia di sopravvivenza

L’olivicoltura triestina non è solo agricoltura; è una cronaca di resistenza. Parmegiani ricorda come, dopo il passaggio all’Italia nel 1918, il settore subì un primo declino, aggravato dalla terribile gelata del 1929. Dieci anni di lenta ripresa furono spazzati via dal secondo conflitto mondiale e dall’esodo verso le città. «Nel 1956 un’altra gelata diede un colpo quasi fatale», spiega l’agronomo, «portando alla chiusura nel 1958 dell’ultimo frantoio a Bagnoli della Rosandra».
Per vent’anni, l’olio di Trieste è rimasto confinato a una produzione quasi eroica, concentrata soprattutto a Muggia – erede della tradizione veneziana – e San Dorligo della Valle.
La lavorazione
avveniva spesso fuori zona, a Bassano del Grappa, con olive che arrivavano alla spremitura ormai compromesse nella qualità.

La rinascita e il sigillo DOP

La svolta arriva tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80. La riapertura del frantoio di Bagnoli nel 1977 e la codifica della Dieta Mediterranea hanno riacceso i riflettori sull’importanza dell’extravergine. Grazie agli incentivi UE e al lavoro dell’ERSA, l’olivicoltura ha riconquistato le colline del Monte Cielo e del resto della provincia. Il coronamento di questo sforzo è giunto nel 2004 con la pubblicazione del disciplinare della DOP Tergeste, riconoscimento ufficiale dell’eccellenza prodotta a Trieste.

Qualità contro Prezzo: una scelta di salute

Oggi la sfida è economica e culturale. Parmegiani è categorico: «Non si può paragonare l’olio del territorio con quello del supermercato. Una bottiglia da mezzo litro di qualità può costare dai 15 ai 20 euro». Un prezzo giustificato non solo dalla fatica di coltivare in territori strutturalmente complessi, ma dalle proprietà nutraceutiche. L’olio locale è un vero presidio medico, come confermato dalle collaborazioni con la LILT e l’Associazione del Fegato.

Educazione e Territorio

La divulgazione resta l'arma principale. Appuntamenti come la "Merenda sull' Oliveta" o la "Camminata tra gli ulivi" servono a spiegare che l'olivo è protezione del territorio e sviluppo. «Bisogna battere e ribattere su questi temi», conclude Parmegiani, «perché l’olivo è l’anima della nostra Costiera e la base di un'alimentazione sana».
Un patrimonio che Trieste ha il dovere di proteggere, un cucchiaio alla volta.

Zaira Legisa

#paoloparmegiani #ilmeridianots

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