Le maschere del Carnevale: Pantalone

Se pensate a Venezia, pensate ai canali, al lusso e agli affari. E se c’è una maschera che incarna perfettamente l’anima commerciale della Serenissima, quella è senza dubbio Pantalone. Antenato di tutti i "brontoloni" della storia, il Magnifico è uno dei pilastri della Commedia dell'Arte. Ma sapevate che senza di lui, oggi, forse non chiameremmo i "pantaloni" con questo nome? Scopriamo i segreti del mercante più avaro del Carnevale!
LE ORIGINI: IL "MAGNIFICO" DI VENEZIA Nato nel pieno del Cinquecento, Pantalone rappresenta la borghesia mercantile veneziana dell'epoca. Inizialmente chiamato "Il Magnifico", incarna il mercante che ha fatto fortuna con i commerci marittimi ma che, con il passare degli anni, è diventato sospettoso e incredibilmente attaccato al denaro. È la figura del vecchio che cerca di controllare tutto — affari e figli — ma finisce quasi sempre per essere beffato dai servi astuti come Arlecchino.
IL LOOK: UN'ICONICA DIVISA IN ROSSO E NERO Il suo abito è un pezzo di storia della moda:
- La Calzamaglia: Rosso acceso, stretta e lunga, abbinata a una giubba dello stesso colore. È proprio da questa veste che deriva il termine moderno "pantaloni".
- La Zimarra: Un lungo mantello nero foderato, che gli conferisce un’aria autorevole (e un po' sinistra).
- La Scarsela: Una borsa di cuoio che porta sempre legata alla vita, contenente i suoi preziosi denari che non smette mai di contare.
- Le Babbani: Le tipiche pantofole gialle con la punta all’insù, simbolo della sua ricchezza ma anche della sua sedentarietà.
IL VOLTO: UNA MASCHERA CHE RACCONTA UN CARATTERE La maschera di Pantalone è realizzata in cuoio marrone o nero. Ha un naso aquilino e pronunciato, sopracciglia folte e una barbetta bianca a punta (il classico pizzetto) che si muove in modo buffo quando sbotta nei suoi famosi attacchi d'ira in dialetto veneziano. Rappresenta l'astuzia senile, ma anche la fragilità di chi teme di perdere il proprio potere.
CURIOSITÀ: PERCHÉ SI CHIAMA COSÌ? Esistono due teorie affascinanti sul suo nome. La prima risale a San Pantaleone, uno dei santi più venerati a Venezia. La seconda, più politica, deriva da "Piantaleone": i mercanti veneziani erano soliti "piantare il leone" (la bandiera di San Marco) in ogni nuova terra conquistata o mercato aperto. Un nome che è tutto un programma di ambizione e orgoglio!
PERCHÉ LO AMIAMO (NONOSTANTE TUTTO)? Pantalone ci fa ridere perché, sotto la scorza di vecchio avaro e brontolone, nasconde le debolezze di tutti noi: la paura del tempo che passa e il desiderio di essere ancora protagonisti. È il "nonno d'Italia" che si lamenta dei giovani, ma senza il quale la festa non sarebbe la stessa.
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