I nidi “epifanici” di Daniela Daz Moretti all’EContemporary di Trieste

Legno, ceramica, terracotta, gres, inserti in delicata tarlatana e impronte lucide di ossido di ferro: questi gli elementi delle sculture, monotipie e “pitto-sculture”, come ama definirle la curatrice Elena Cantori, di Daniela Daz Moretti, pittrice e soprattutto ceramista che con la mostra Epifanie propone un viaggio introspettivo di comprensione e crescita.
La forma ricorrente è quella del nido, ma foggiata in modo differente: da raffinato involucro di gres chiaro e ben levigato, a blocco grossolanamente sbozzato di terracotta, marchiato dall’ossido di ferro o, ancora, tratto circolare incluso in un inserto di ceramica o velato dalla tarlatana, dipinto su un basamento di legno sottile.
Nido come soglia, rifugio, luogo di raccoglimento meditativo, in cui l’essere umano, al sicuro, può indugiare in se stesso e nelle sue fragilità e riemergere con più slancio e maggiore consapevolezza. Nidi quindi necessari e propedeutici per le “epifanie”, i momenti cioè di rivelazione e nuova coscienza che si schiudono solo dopo un delicato dialogo interiore.
Daniela Daz Moretti, in cui Daz è il diminutivo rimastole addosso dall’infanzia, artista che vive e lavora dedicandosi all’insegnamento e all’esplorazione artistica della ceramica, è senz’atro affascinata da quest’indagine, che l’ha spinta oltre i confini fra materia, ceramica e monotipia, da ultimo nel corso della residenza artistica al Faenza Art Ceramic Center, dove, sotto la guida del noto ceramista Mirco De Nicolò, ha dato vita al progetto Tracce Epifaniche, di cui l’esposizione triestina è naturale continuazione.
All’EContemporary (via Crispi, 28-Trieste) la Moretti offre, quindi, allo spettatore opere che sono anche delle occasioni, dei punti di partenza per un cammino di trasformazione.
La mostra è visitabile fino al 20 dicembre 2025 dal giovedì al sabato, dalle 17.00 alle 20.00, oppure su appuntamento.
Per ulteriori informazioni: www.elenacantori.com
Martina D’Adamo







