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Simone Tonietto, un artista di verità e dolcezza

Nel cuore caldo di un Primo Maggio in compagnia di amici, tra risate, chiacchiere e qualche birra tenuta prima in ammollo, inizia a farsi spazio un ritmo. È facile dire di chi sia: è quello di Simone Tonietto, certamente. Vent’anni tra qualche settimana, ma già col passo sicuro di chi ha deciso di farsi sentire, oltre che con le parole, anche con…
 |  Redazione sport  |  Eventi

Nel cuore caldo di un Primo Maggio in compagnia di amici, tra risate, chiacchiere e qualche birra tenuta prima in ammollo, inizia a farsi spazio un ritmo. È facile dire di chi sia: è quello di Simone Tonietto, certamente. Vent’anni tra qualche settimana, ma già col passo sicuro di chi ha deciso di farsi sentire, oltre che con le parole, anche con melodie e percussioni. Già, perché appena prima dell’intervista Simone tamburella con il manico staccato dal suo sdraio ed una bottiglia di vetro vuota, a dimostrazione, forse, di come il suo corpo stesso non sia capace di resistere troppo a lungo senza la musica. E forse è davvero così. Triestino doc nel sangue e nel cuore, Simone è cresciuto con i piedi ben piantati nella roccia carsica della sua città e lo sguardo curioso verso l’orizzonte più ampio, senza, tuttavia, mai perdere contatto con le amate radici adriatiche. La musica per lui nasce quasi come un gioco, un passatempo leggero preadolescenziale che col tempo ha iniziato a prendere via via più forma, gravandogli sulle spalle ma alleggerendogli lo spirito come sanno fare le passioni vere. I primi brani - canzonette adolescenziali che oggi lui rinnega, seppur riconoscendole nella loro importanza - come trampolini di lancio verso il terreno che, ora, percorre sentendolo casa. Anche se superati, li porta con sé. Perché come per tutto, soprattutto in fatto di musica, nulla si distrugge e tutto si trasforma. Oggi Simone si definisce “vario, energico e conscious”. Gli chiedo di spiegarmi meglio l’ultimo aggettivo che ha deciso di utilizzare per sé stesso, dicendogli potrebbe essere indigesto tra i non anglofoni. “Introspettivo”, risponde lui prontamente. Conoscendolo, non credo potesse trovare una traslazione più azzeccata. La sua scrittura musicale penetra nel profondo, ma rimanendo lo stesso accessibile e genuina. Niente parole complicate e nessunissima posa da poeta maledetto: solo dipinti fedeli alle emozioni che li generano, di amori acerbi e prime delusioni e sfide. Con sincerità che aborrisce maschere e artifici. Perciò, forse, l’assenza anche di un nome d’arte: Simone Tonietto basta e avanza. Perché vuole essere sé stesso fino in fondo, in immersione piena nella sua identità naturale, sul palco come nella vita quotidiana. Sorge spontaneo allora fargli domande più inerenti a questo suo animo naturalmente individualista ed emotivo. Gli occhi gli si velano per un attimo, la percussione improvvisata e frenetica di poco prima si arresta un poco. Simone inizia a ricordare la commozione con il pubblico, il sostegno degli amici, ma anche di coloro che l’hanno conosciuto per la prima volta ai concerti apprezzandolo da subito. È in questi momenti che gli torna chiaro il senso di tutto ciò che fa: nell’armonizzazione tra voce e sentimento, nel contatto con le persone, in quelle emozioni che salgono dallo stomaco facendosi battito attento. Tutto questo per lui è inscindibile da Trieste, più che come città e denominazione, per lui soprattutto essenziale scenario oltre che personale rifugio. Qui esperienza e processo creativo si fondono in alchimia perfetta: le strade, le notti, le persone che restano e quelle che invece vanno. Simone, per ora, si mantiene lontano dalla moda di fuggire per riscoprirsi che oggi va per la maggiore tra i suoi coetanei. Preferisce prima coltivarsi dove il terreno lo conosce già, allineandosi meglio con sé stesso così da saper utilizzare in un futuro prossimo le sue armi con strategia matura. In particolare, Simone si distingue con una proposta pop che è sì radiofonica, ma non per questo scontata. Né troppo commerciale, né elitista o di nicchia. Una terra di mezzo dove, di nuovo, può considerarsi ed essere davvero sé stesso. Le influenze che sente maggiori su di sé sono quelle di Jovanotti, per quell’energia contagiosa che entra nelle ossa; di Franco126, per la capacità di cambiare pelle e di restare sempre credibile. E infine di Fedez, ma del Fedez di un decennio fa, quello crudo, precedente ai riflettori di media e Sanremo, quando la musica significava ancora per lui confessione vera. Oggi Simone dice di orientarsi sempre più verso l’hip - hop, complice di ciò la cerchia di amici rapper, per cui nutre importante stima. Ma se doveste partire da un solo suo pezzo per conoscerlo, lui a consigliarvi non ha dubbi: “Diverso”. Una canzone che lo rappresenta, oltre a ricaricarlo di vitalità, e che definisce il suo biglietto da visita artistico. Gli ricordo del mio particolare affetto per un altro suo brano, “follia”. Con sorriso dolceamaro: è stata, per me, la colonna sonora assieme di apertura e di chiusura di un’importante storia d’amore. Tale l’impatto che, già da così giovane, è capace di ottenere dai suoi fan. Simone Tonietto è una promessa. Ma è anche una presenza già solida, autentica, fuori dagli schemi, con tanta voglia di abbatterli come anche di crearne di nuovi, con poliedricità ma soprattutto con giustizia verso i sentimenti mai assente. E che si fa ricordare, come sono capaci i pezzi dal ritmo brioso e i testi che lacrimano: sensati per ogni circostanza, leggera o meno.

ELEONORA CARCARINO

Parole chiave: Trieste