Giovani e salute, il diritto a stare bene fin da subito: "Adulti e istituzioni devono adattarsi"

Cosa significa oggi stare bene, specialmente per i giovani? Domanda né banale né scontata… Purtroppo.
È stata il cuore pulsante del convegno tenutosi nel capoluogo giuliano in Hotel San Giusto l’8 maggio, dal nome di “giovani e salute; il diritto a stare bene fin da subito”, guidato con forza e visione dalla dott.ssa oncologa Simona Liguori e dal giovane laureando in medicina Tommaso Cozzi. Un confronto intergenerazionale lucido e vibrante che ha chiamato a raccolta studenti, operatori sanitari e cittadini, mettendo a nudo una realtà che comincia ad inquietare. Perché? Il dato è chiaro: dal 24 gennaio di quest’anno due consultori cittadini sono stati chiusi. Due presidi fondamentali di orientamento e ascolto per la salute fisica sono stati sottratti alla comunità, nel silenzio di troppa burocrazia e troppa poca attenzione. E per salute, si intenda non soltanto la medicina, ma la cura della persona nella sua totalità: corpo, mente, relazioni e futuro.
“Qui i giovani vedono davvero un futuro per la loro salute?” è la domanda provocatoria lanciata dai due curatori. Un quesito che arriva come un pugno nello stomaco, soprattutto se incrociato con il recente dato Istat (2022-2024) secondo il quale il Friuli Venezia Giulia sarebbe la quarta regione italiana per tasso di emigrazione. Chi può, dunque, se ne va. Ma cosa si lascia indietro? E soprattutto, cos’è che manca così tanto? “Un luogo di uguaglianza, di ascolto, di partecipazione — dice Liguori —. I consultori non sono semplici sportelli, sono spazi di autodeterminazione, dove il giovane può iniziare a costruire la propria salute in senso pieno: affettivo, psicologico, sessuale, sociale e, oggi più che mai, anche digitale.” Gli appunti emersi dal convegno parlano chiaro: aumento di disturbi d’ansia, DCA, dipendenze digitali e tossicodipendenze.
Eppure, si parla ancora troppo poco di prevenzione, specie nelle scuole. E chi cresce in famiglie segnate da taboo o silenzi, rischia di accedere troppo tardi alle informazioni vitali per la propria salute. I giovani, oggi, non chiedono paternalismo. Chiedono coinvolgimento, progettazione condivisa, educazione trasparente.
Eppure, di fronte a questa richiesta di senso e di strumenti, il sistema risponde spesso con moduli, censimenti e attese infinite. Così la salute diventa un privilegio per pochi, non un diritto per tutti.
La soluzione? È semplice quanto concreta. Riaprire, innanzitutto, i consultori chiusi. Investire nella prevenzione – che “costa poco ma rende poco”, almeno sul piano elettorale, ma rende tantissimo su quello umano e sociale. E poi fare perno sulle scuole, formando presidi e insegnanti, costruendo alleanze tra studenti e operatori.
Il Friuli Venezia Giulia, come regione a statuto speciale, ha strumenti e autonomia per farlo. Serve solo una cosa: volontà politica e senso civico. A Trieste, una città che ha scritto pagine importanti della salute mentale europea, si sta giocando una partita fondamentale: non più soltanto quella di curare, ma di permettere di vivere stando bene e di crescere. E questo parte da un principio semplice, antico e rivoluzionario insieme: la salute è un diritto, e va protetto sin da subito. In un mondo che spesso dice ai giovani di "adattarsi", questo convegno ha ribaltato la prospettiva: siamo noi, adulti e istituzioni, che dobbiamo adattarci al loro bisogno di bene-stare. Non è un favore. È il minimo.
ELEONORA CARCARINO







