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I nuovi crepacci

 |  Denis Locoselli  |  Geopolitica
I nuovi crepacci

Il sistema internazionale sta attraversando una fase di frammentazione accelerata, dove le vecchie alleanze mostrano crepe inaspettate e i blocchi contrapposti ridefiniscono i propri confini. Non si tratta più solo di una contrapposizione lineare tra Washington e Pechino, ma di una costellazione di micro-fratture interne e di nuove sfide asimmetriche che ridefiniscono la sicurezza globale.
All'interno dell'Occidente, la coesione istituzionale è messa a dura prova da spinte centrifughe sia sul piano commerciale che su quello militare. Se da un lato il Regno Unito post-Brexit tenta un progressivo riavvicinamento strategico all'Unione Europea per fare fronte comune contro le minacce sistemiche, dall'altro l'asse transatlantico subisce scossoni legati alle politiche protezionistiche statunitensi. La recente rottura dei negoziati sui dazi da parte del Canada ne è un esempio lampante: persino i partner storici della Casa Bianca scelgono oggi la via del pragmatismo e della tutela unilaterale dei propri interessi economici, piuttosto che l'allineamento cieco.
Parallelamente, la NATO si trova a fare i conti con vulnerabilità interne che ne minacciano l'unanimità politica. Le posizioni scettiche di alcuni membri dell'Europa centrale e orientale — come la Slovacchia — aprono interrogativi profondi sulla reale tenuta dell'assistenza militare collettiva. Queste crepe geopolitiche offrono terreno fertile per la guerra ibrida e lo spionaggio, fenomeni che continuano a colpire i gangli vitali delle potenze europee, dimostrando che il conflitto moderno si gioca tanto sul piano dell'intelligence quanto su quello cibernetico ed economico.
Mentre l'Europa gestisce le proprie instabilità politiche interne — con leader chiave costretti a scommesse elettorali anticipate per sopravvivere alla polarizzazione — il baricentro del potere globale continua a oscillare tra il Pacifico e i fronti caldi dell'Eurasia. In questo scenario fluido, la capacità di resilienza degli Stati non si misura più sulla base della loro potenza militare assoluta, ma sulla loro abilità di navigare in un mondo multipolare e privo di arbitri, dove l'unica costante è l'incertezza.



Fonte: Servizio della redazione
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