La frattura euro-asiatica: mappa geopolitica di un mondo senza centro
| Denis Locoselli | Geopolitica

L'ordine internazionale non è più semplicemente in transizione;ha assunto la forma di un'instabilità permanente che si estende come un'unica, gigantesca linea di frattura dall'Europa orientale fino al cuore del continente africano. Questa faglia geopolitica euro-asiatica e africana delinea un sistema multipolare frammentato, dove i vecchi meccanismi di sicurezza collettiva — a partire dalle Nazioni Unite — appaiono paralizzati e i conflitti tendono a cronicizzarsi o a saldarsi tra loro attraverso il coinvolgimento di attori globali.All'estremità settentrionale di questo asse, la guerra in Ucraina.
Le dinamiche sul campo di battaglia rimangono di attrito distruttivo: attacchi sistematici alle infrastrutture energetiche e industriali ucraine e aspre risposte di droni nel territorio russo definiscono uno scontro logorante che l'amministrazione statunitense tenta ciclicamente di incanalare verso percorsi negoziali, scontrandosi con una complessa realtà di logoramento e alleanze. La portata del conflitto è da tempo transcontinentale: la diplomazia di Kiev denuncia il reclutamento di migliaia di mercenari provenienti da decine di paesi asiatici e africani nelle file dell'esercito russo, a testimonianza di come l'Eurasia sia ormai un teatro interconnesso.Scendendo verso sud, la faglia attraversa il Medio Oriente, un quadrante in cui lo scontro frontale e asimmetrico è diventato strutturale. Le tensioni che coinvolgono gli Stati Uniti, Israele e l'Iran, insieme alla complessa galassia delle milizie regionali — dai teatri del Libano fino alle sponde dello Yemen — non minacciano solo la stabilità politica dei singoli Stati, ma colpiscono direttamente le arterie del commercio marittimo e i cieli globali.
La deviazione forzata dei voli civili commerciali e dei vettori cargo commerciali attorno agli spazi aerei mediorientali ha trasformato il rischio geopolitico in un costo logistico permanente che impatta direttamente sui collegamenti tra l'Europa e l'Asia.Infine, questa destabilizzazione a catena si scarica con forza sul continente africano, una terra caratterizzata da una profonda dicotomia: da un lato l'attivismo diplomatico dei vertici internazionali, dall'altro conflitti interni devastanti e sistemici. Nel Sahel e nel Corno d'Africa, la violenza armata prolungata e la presenza di gruppi radicali si nutrono dell'assenza dello Stato. In contesti drammatici come il Sudan, il conflitto tra l'esercito regolare e le forze paramilitari si protrae nell'indifferenza e nel silenzio della comunità internazionale, amplificato dall'uso intensivo di nuove tecnologie e droni che colpiscono indiscriminatamente la popolazione civile. In questo vuoto di potere lasciato dalle ex potenze coloniali occidentali, l'Africa è diventata il terreno di una "diplomazia à la carte", dove attori come la Russia, la Cina, la Turchia e gli Stati del Golfo competono militarmente ed economicamente per l'accesso alle risorse strategiche e alle rotte commerciali.Ciò che emerge da questa panoramica non sono crisi isolate, ma i sintomi interconnessi di un mondo senza centro.
La sicurezza dell'Europa, la stabilità dell'Asia e il futuro dell'Africa non si decidono più in compartimenti stagni, ma lungo una dorsale di tensioni in cui ogni shock locale produce inevitabili ripercussioni globali.
Fonte: Servizio della redazione







