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L’effetto "testa in giù": la sinistra regala a Vannacci lo stesso trampolino che portò Meloni al governo

L’effetto "testa in giù": la sinistra regala a Vannacci lo stesso trampolino che portò Meloni al governo C’è un evidente vizio di forma nelle strategie comunicative della sinistra italiana, un riflesso condizionato che si ripete identico a distanza di anni, producendo puntualmente lo stesso effetto boomerang. L'ultimo segnale arriva direttament…
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L’effetto "testa in giù": la sinistra regala a Vannacci lo stesso trampolino che portò Meloni al governo

C’è un evidente vizio di forma nelle strategie comunicative della sinistra italiana, un riflesso condizionato che si ripete identico a distanza di anni, producendo puntualmente lo stesso effetto boomerang. L'ultimo segnale arriva direttamente dalle strade e dalle piazze, dove cartelli e manifesti tornano a evocare l’immaginario violento dei corpi capovolti. Se ieri il bersaglio designato era Giorgia Meloni, oggi l'obiettivo si è spostato sul generale Roberto Vannacci, come testimoniano chiaramente le immagini delle recenti contestazioni . Ma la storia politica recente insegna che la demonizzazione e la delegittimazione morale non fanno altro che accelerare l’ascesa dei leader che si vorrebbero abbattere, trasformandoli da outsider a guide del Paese.

Per comprendere la miopia di questo approccio basta guardare i numeri e fare un passo indietro a quando Fratelli d’Italia era una forza politica marginale. Alle elezioni politiche del 2018, il partito di Giorgia Meloni si fermò a un modesto 4,4% dei consensi. Era una forza di nicchia, confinata all'opposizione e quasi ignorata dal grande dibattito mainstream. La vera svolta è iniziata quando la sinistra ha individuato in lei il "nemico pubblico numero uno", polarizzando lo scontro e spostando il confronto sul piano dell'allarme democratico. Questa strategia di scontro frontale ha toccato il culmine a ridosso del voto del 2022, quando le piazze si sono riempite di una retorica d'urto, con i manifesti a testa in giù apparsi a Torino e i manichini appesi a Bologna.

I risultati di questa campagna di delegittimazione sono scritti nella storia recente: all'inizio di quel fatidico settembre 2022 i sondaggi stimavano già il partito in una forchetta tra il 24% e il 27%, ma sono state proprio le urne del 25 settembre a sancire il trionfo definitivo con un netto 26,0% alla Camera. Quell'attacco continuo, visivo e personale, ha finito per vittimizzare la Meloni agli occhi di un elettorato stanco dello status quo, compattando il voto di protesta e legittimandola come l'unica vera alternativa spendibile, spalancandole così le porte di Palazzo Chigi. Il fango e le provocazioni si sono trasformati nel più potente carburante elettorale.

Oggi il copione si ripete in modo speculare, con gli stessi identici errori tattici. Più l'opposizione progressista sposta il confronto sul piano dell'insulto visivo, della provocazione nei cortei o della ghettizzazione culturale, più offre a Vannacci la sponda perfetta per fare ciò che gli riesce meglio: presentarsi come l'outsider antisistema, il paladino del buon senso opposto al politicamente corretto. I dati, d’altronde, confermano che il meccanismo si è già inceppato a favore del Generale. Forte delle oltre 530 mila preferenze personali raccolte alle Europee, Vannacci sta capitalizzando al massimo la polarizzazione, tanto che gli ultimi sondaggi YouTrend per Sky TG24 stimano il suo movimento, Futuro Nazionale, in crescita costante al 5,9%, sorpassando per la prima volta la Lega di Salvini ferma al 5,8%.

La cecità tattica risiede proprio nel non comprendere che il consenso moderno si nutre e si rigenera attraverso lo scontro radicale. Attaccare Vannacci con le stesse identiche modalità grafiche e retoriche usate nel 2022 non ne riduce l'impatto, ma ne cementa la leadership tra chi si sente escluso dalla narrazione dominante. Di questo passo, l'iconografia della "testa in giù" rischia di replicare esattamente lo stesso miracolo politico, trasformandosi, ancora una volta, nel miglior alleato e nel più efficace trampolino di lancio per le percentuali e le ambizioni future del Generale.

Editoriale 

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