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L'emergenza invisibile: perché l'abbandono degli animali in Italia è una piaga che non si arresta

C’è un momento preciso dell’anno in cui una scelta d’amore si trasforma, per migliaia di famiglie, in un peso da cui liberarsi il prima possibile. Coincide quasi sempre con l'arrivo dell’estate, quando le valigie sono pronte e la prospettiva di una vacanza si scontra con la gestione di un cane, di un gatto o di un animale esotico. È in questo scen…
 |  Denis Locoselli  |  Approfondimenti
C’è un momento preciso dell’anno in cui una scelta d’amore si trasforma, per migliaia di famiglie, in un peso da cui liberarsi il prima possibile. Coincide quasi sempre con l'arrivo dell’estate, quando le valigie sono pronte e la prospettiva di una vacanza si scontra con la gestione di un cane, di un gatto o di un animale esotico. È in questo scenario che si consuma il dramma dell'abbandono, un’emergenza sociale e culturale che in Italia non accenna a fermarsi, nonostante l'inasprimento delle sanzioni penali e le continue campagne di sensibilizzazione. Non si tratta solo di un gesto di profonda crudeltà verso un essere vivente, ma di un fenomeno complesso che ha pesanti ripercussioni sulla sicurezza pubblica, sulla sanità e sulle casse dello Stato.
 
I dati raccolti annualmente dalle principali associazioni animaliste e dalle forze dell'ordine tracciano un quadro drammatico e costante. Nei mesi caldi si registra un aumento dei casi che sfiora il quaranta per cento, una statistica spietata che si ripete puntuale anche nel periodo successivo alle festività natalizie. A fare le spese di questa superficialità non sono più soltanto i cani e i gatti, ma una varietà sempre più ampia di specie esotiche, come tartarughe, piccoli roditori e rettili, acquistati con leggerezza e poi scaricati non appena diventano troppo impegnativi. Per la maggior parte di loro, il destino è segnato fin dal momento in cui lo sportello dell’auto si chiude: si stima infatti che l'ottanta per cento degli animali lasciati a se stessi rischi di morire entro i primi giorni a causa di incidenti stradali, fame, sete o stenti.
 
Alla base di questa piaga non c'è quasi mai una reale e improvvisa impossibilità di gestione, bensì precisi fattori culturali ed economici. Troppo spesso gli animali vengono ancora considerati come oggetti da regalare per un compleanno, senza una reale consapevolezza dell'impegno a lungo termine che comportano. A questo si aggiunge una diffusa mancanza di educazione cinofila: molti proprietari rinunciano al proprio compagno a quattro zampe non appena questo manifesta i primi problemi comportamentali legati alla crescita o all'ansia da separazione, ignorando che con l'aiuto di un professionista la situazione sarebbe facilmente risolvibile. Non va poi sottovalutato l'impatto economico. Le spese per le cure veterinarie e per un'alimentazione di qualità rappresentano un costo fisso importante che, in assenza di un welfare sanitario pubblico diffuso per gli animali d'affezione, finisce per gravare pesantemente sulle famiglie in difficoltà.
 
Le conseguenze di questa condotta si riversano direttamente sul territorio, alimentando la piaga del randagismo che in molte regioni d'Italia, specialmente al Centro-Sud, rappresenta un problema cronico. Gli animali vaganti sulle carreggiate provocano ogni anno centinaia di sinistri stradali, mettendo a rischio la vita degli stessi automobilisti. Inoltre, la gestione e il mantenimento dei canili e dei gattili rifugio gravano interamente sulle casse dei Comuni, drenando risorse pubbliche che la collettività potrebbe destinare ad altri servizi essenziali.
 
Dal punto di vista normativo, la legge italiana parla chiaro. L'abbandono è un reato punito dal Codice Penale con l'arresto fino a un anno o con un'ammenda che può arrivare a diecimila euro. Tuttavia, nonostante la severità della norma, il tasso di impunità resta altissimo. È estremamente difficile cogliere i colpevoli in flagrante e la frequente assenza del microchip, obbligatorio per legge solo per i cani mentre per i gatti la normativa varia ancora da regione a regione, rende quasi impossibile risalire ai proprietari.
 
Per invertire la rotta e fermare questa catena serve un cambio di passo radicale che punti con decisione sulla prevenzione e sulla tracciabilità. Diventa fondamentale estendere l'obbligo del microchip a livello nazionale anche per i gatti e per gli animali esotici, così da legare indissolubilmente ogni animale al proprio detentore. Parallelamente, le istituzioni dovrebbero incentivare le campagne di sterilizzazione per evitare le cucciolate indesiderate e alleggerire la pressione fiscale sui farmaci veterinari per supportare le famiglie economicamente più fragili. Infine, è necessario potenziare la rete del turismo pet-friendly, aumentando le strutture ricettive e le spiagge pronte ad accogliere gli animali, eliminando così l'alibi di chi dichiara di non sapere a chi affidarli durante le vacanze. L'abbandono si combatte prima di tutto nelle scuole e nelle famiglie, diffondendo l'idea che accogliere un animale in casa non è un passatempo temporaneo, ma una scelta di vita responsabile che dura per sempre.
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