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Triestina-Pro Vercelli il giorno dopo, Gasperutti: "Un film già visto, l'Unione merita l’onore delle armi"

Così è arrivato anche il verdetto definitivo sul campionato della Triestina, una sentenza che fin dalle prime battute avevamo intuito non potesse essere diverso, pur essendosi la squadra sempre battuta con orgoglio e mai arrendendosi all’evidenza. Ovviamente non poteva che concludersi al termine d…
 |  Redazione sport  |  Serie C
Bruno Gasperutti

Così è arrivato anche il verdetto definitivo sul campionato della Triestina, una sentenza che fin dalle prime battute avevamo intuito non potesse essere diverso, pur essendosi la squadra sempre battuta con orgoglio e mai arrendendosi all’evidenza.

Ovviamente non poteva che concludersi al termine di una partita che ha rispecchiato nello sviluppo tutta la stagione, mettendo in evidenza pregi e difetti di una squadra gettata in campo ad agosto, raschiando il fondo del barile dopo aver ceduto o lasciato andare 21 elementi dell’anno precedente, più i 4 poi ceduti a gennaio per i noti problemi economici che avevano messo in dubbio anche la stessa partecipazione al campionato.

Anche la partita con la Pro Vercelli ha avuto uno svolgimento che sembra rispecchiare tante altre già vissute nel recente passato: sul terreno di gioco due squadre che si equivalgono, Unione sotto per dei grossolani errori ma mai domi e fino alla fine alla ricerca del pareggio, che non è stato agguantato per un’altra serie di imprecisioni, da sottolineare con la matita blù. Nel calcio moderno, sbrigativo e senz’anima, tante parole, valutazioni o analisi valgono zero, alla fine impietosamente ti viene esibito il risultato finale e tutto il resto passa in secondo piano.

Come spesso mi sono ritrovato a sostenere, oggi più che il piacere di assistere e commentare un evento che dovrebbe portare allegria, festosità, piacere, unione, ci ritroviamo sempre e solamente a parlare del risultato che è indiscutibile, magari appellandoci a qualche episodio, sempre negativo che lo ha prodotto per giustificarlo. Lo sport dovrebbe essere altro e l’aridità concettuale dell’era moderna a volte mi sconcerta, perchè aldilà della tristezza provocata dai risultati e dalle vicende della mia squadra, resta sempre quello che il campo ha trasmesso e pur battuta e picconata in varie sedi, la mia squadra quest’anno ha fatto il suo dovere sempre, rappresentando e onorando con dignità la maglia.

Purtroppo i limiti ci sono stati e il risultato finale li hanno rispecchiati, ma se tu hai versato in tutte le occasioni ogni stilla di sudore che avevi in corpo, meriti l’onore delle armi e il rispetto. La Triestina come entità e componenti di squadra non è retrocessa sul campo, è retrocessa la Società con la sua dirigenza e fin dall’abbrivio della stagione, perché non ha messo in condizione lo staff tecnico di poter competere ad armi pari con le avversarie.

Dopo aver sfogato un po’ dell’amarezza che avevo addosso al termine della partita, rivedendo nella mia mente le vicende della gara posso dire di aver assistito ad un incontro piacevole, giocato con animosità ma con correttezza da tutte e due le squadre, che ha visto la vittoria dei nostri avversari ma che avrebbe potuto concludersi con qualsiasi altro risultato, per il gran numero di occasioni da rete fallite. Le bianche casacche vercellesi che hanno in passato segnato un’epoca gloriosa del calcio italiano, hanno iniziato la gara con più verve e iniziativa della Triestina, che per un tempo si è limitata a giochicchiare sottoritmo pagandone lo scotto con due reti al passivo.

Gli alabardati già rabberciati nell’organico, costretti a mettere in campo una difesa senza marcatori, per le assenze di Silvestro, Anton, Davis, Kosijer, Moises, dopo soli 10’ si sono visti costretti a sostituire anche D’Amore che era stato adattato a terzino marcatore e dopo un’altra manciata di minuti sono andati sotto di due reti, causa un’autorete e ad una deviazione a dire il vero impercettibile che ha sorpreso Matosevic molto centralmente. Ma i rossoalabardati non si sono arresi e, come altre volte, hanno azzannato nella ripresa i loro avversari costringendoli ad una “rumba” incessante che li ha fatti barcollare, sempre sul punto di crollare. Ha segnato due reti, ma ne avrebbero potuto segnare parecchie altre: al 57’ con Vicario che da distanza ravvicinata ha alzato sulla traversa. Al 59’ con Pedicillo che ha sfiorato il palo. Al 61’ con Faggioli che liberato davanti alla porta ha tirato sul portiere in uscita. All’83’ con D’Urso che a porta vuota ha calciato incredibilmente fuori. Al 90’ quando D’Urso con un tiro a giro da dentro l’area ha colto il palo. Al 91’ quando sempre D’Urso su cross di Ascione ha sfiorato il palo di testa. Tante le occasioni da rete fallite dalla Triestina che oltre alle due segnature di Vertainen con la complicità del portiere e di Voca, nella ripresa avrebbero potuto ribaltare il risultato dando un sapore diverso al verdetto finale.

Ora a metà marzo il nostro campionato è già finito, certo fa male finire così precocemente, ma dobbiamo prendere l’abbrivio da questa sentenza e sfruttarla, per preparare per tempo la rinascita. Probabilmente di questa squadra ben poco rimarrà nella prossima stagione, a chi di dovere la scelta anche se bisogna tener conto che diversi giocatori più che validi, a scadenza di contratto troveranno facili ingaggi da altre parti. Però non facciamoci fuorviare dal verdetto, questa squadra pur con limiti derivati soprattutto dall’esser stata raffazzonata e formata in maniera poco organica, ha dei valori morali che non andrebbero dispersi, soprattutto tra i giocatori più esperti che hanno formato l’asse portante, guidando i più giovani compagni con l’esempio virtuoso, cosa che sul campo si è percepito. Se qualcuno tra questi avesse la voglia di seguire il destino della squadra, magari incentivati da un progetto serio e credibile, io non sottovaluterei la cosa. Scorrendo la lista dei convocati son visibili elementi molto giovani che potrebbero fare al nostro caso e rappresentare il futuro; confesso la mia ignoranza e non sono in grado di giudicare questi giovani né tecnicamente né moralmente, però quelli che hanno fatto qualche saltuaria apparizione in squadra e parlo di Kosijer, Kljajic, Okolo e quel Mullin visto ieri, sfrontato, intraprendente e che crossa con una grande facilità e bene, con la guida di alcuni giocatori più esperti, potrebbero essere una buona base per il futuro senza dover proprio fare un salto nel buio. Comunque la prima cosa è la Società che per il momento è ancora troppo nebulosa e lontana ed è da lì che si riparte. Le voci che sono sussurrate nell’etere, sono promettenti anche se ancora lontane dall’essere ufficializzate e sicure, ma una bella spolverata di dirigenti locali che conoscano l’ambiente in cui lavorare e magari che hanno lasciato un’impronta in loco nel passato, sarebbero la logica per proseguire o meglio iniziare un nuovo percorso più virtuoso e comprensibile.



BRUNO GASPERUTTI

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Parole chiave: Trieste
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