Giana-Triestina il giorno dopo, Gasperutti. "Arbitri, a tutto c'è un limite: quando è troppo è troppo!"
Quant’è difficile commentare le partite della Triestina in questa stagione. Non si parla quasi mai dello svolgimento, delle trame, di schemi, di prodezze straordinarie, ma gira che ti rigira ci troviamo sempre a parlare di episodi, di decisioni arbitrarie che purtroppo ci sono sempre sfavorevoli.
La Serie C non è la Serie A e già lì ci sarebbero tante cose da dire, ha meno visibilità e non gliene frega quasi a nessuno, infatti vediamo come viene snobbata e solo nelle piazze interessate riesce a riscuotere un po’ d’interesse. E’ anche giusto così e più o meno lo è sempre stato: “l’argent fait la guerre”, ma nella Serie C ci sono anche piazze importanti dal passato glorioso che hanno vissuto periodi luminosi e che ora si sentono bistrattate dall’insensibilità di chi tira i fili del gioco. Meriterebbero rispetto!
La terza serie è una categoria dove si vede poco spettacolo, il gioco è frammentario, costellato di scontri e credo sia veramente difficile da arbitrare, ma a tutto c’è un limite. In genere viene usata come laboratorio per le giovani leve o fa da cimitero degli elefanti per arbitri delusi che pensavano di…essere invece …. non essere e questo è il problema. I primi sono portati a stupire e quale modo migliore se non far parlare di sé con delle decisioni appariscenti che richiamino l’attenzione: Sozza insegna; i secondi sono al tramonto e delusi vogliono far capire che ci sono ancora.
Il sig. Castellano di Nichelino (un comune situato a 5 km da Torino piuttosto singolare, perché tra i suoi 45.000 abitanti, troviamo che la maggior parte di loro aspira a diventare arbitro di calcio), purtroppo per lui non ha “le phisique du role” ed evidentemente si dibatte cercando la maniera di farsi notare da chi di dovere.
Quando assisto alla partita della Triestina in Tv, generalmente me la registro e successivamente con calma, mi riguardo le azioni che possono suscitare dei dubbi e ieri di questi episodi ce ne sono stati parecchi. Io ovviamente sono un tifoso della Triestina e in certe occasioni i miei giudizi possono essere faziosi, anche se mi sforzo di risultare imparziale, ma quando è troppo è troppo.
La partita: la Giana inizialmente è più in partita, quando viene avanti si nota che stavolta la nostra difesa balbetta; c’è una diversa determinazione nell’approccio, i biancocelesti sono velenosi, vanno in profondità, gli alabardati troppo compassati sono in ritardo nei contrasti, suoi cross, la Giana è sempre prima negli anticipi e sulle seconde palle e i nostri sono costretti a giocare in orizzontale per salire, risultando inoffensivi. La Giana è tipica squadra di C, non ha in organico fuoriclasse, nessuno ruba l’occhio, ma è compatta, corre, combatte, e proseguendo così la gara, visto che sono anche andati subito in vantaggio, non sembra avere storia. Matosevic tiene in partita la squadra e improvvisamente un lampo: Gunduz verticalizza e Vertainen pareggia, ma il gol viene annullato. Ne riparleremo. Nella ripresa Vertainen su splendido passaggio di Jonsson, rimette subito le cose a posto e la Triestina prende il comando del gioco anche se è ancora Matosevic a metterci una pezza. Segna Ionita, ma ….. c’è il signore venuto da Nichelino, nulla da fare. I padroni di casa capiscono l’andazzo come il loro allenatore che deve correre ai ripari inserendo forze fresche, il gioco diventa frammentario, tanto agonismo, falli, giocatori che fulminati cadono interrompendo il gioco continuamente, è palese che la gara va spegnendosi e la Triestina non sembra avere la forza per far valere la maggiore cifra tecnica del suo centrocampo. Mancano poco più di 10’ alla fine quando un pallone buttato in area dalla trequarti, simile ai molteplici degli alabardati che sono sempre stati preda dei difensori, crea una situazione per la quale viene concesso il rigore. La Triestina reagisce furiosamente e si procura pure lei un rigore per una pedata al capo a Crnigoj con l’arbitro “costretto” a fischiarlo. Purtroppo Faggioli, simbolo dell’annata della Triestina, scivola sul terreno infido e umido della sera e pur spiazzando il portiere va a cogliere l’incrocio dei pali. Così è andata, un’altra sconfitta amara e tutto sommato immeritata, ma con troppe colpe da parte nostra, perché poi alla fine le situazioni negative si ripetono e non si può sempre parlare di casualità.
BRUNO GASPERUTTI






