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L'Europa a Capodistria, Gasperutti: "Qui si fa il calcio vero, ho ritrovato lo spirito e l'essenza del vero Sport"

Per una sera dimenticando le assurde e sgradevoli vicende di casa nostra, percorriamo i 19,5 chilometri che dividono la nostra città da Koper/Capodistria e giungiamo nella civettuola e bellissima cittadina istroslovena impiegando solo 20 minuti, un tempo sensibilmente inferiore a quello che ci si p…
 |  Redazione sport  |  Calcio
Bruno Gasperutti all'entrata dello stadio Bonifika
Per una sera dimenticando le assurde e sgradevoli vicende di casa nostra, percorriamo i 19,5 chilometri che dividono la nostra città da Koper/Capodistria e giungiamo nella civettuola e bellissima cittadina istroslovena impiegando solo 20 minuti, un tempo sensibilmente inferiore a quello che ci si può impiegare per arrivare a Sistiana in una domenica estiva.
L’Europa è qui, beninteso parliamo di quella del calcio, è qui in questa bella città che conta su una popolazione di poco più di 50.000 persone, e che noi triestini abbiamo sempre superbamente snobbato con il nasino all’insù, quasi fosse una provincia di un livello inferiore (parlo comunque e sempre di livello sportivo).
Nei tempi passati d'anteguerra, la squadra del Capodistria nata nel 1920, ha militato nei campionati minori italiani rivaleggiando con Ginnastica, Espero, Ponziana, Edera; la Triestina era una meta per i giovani capodistriani; il viaggio in vaporetto per venire a Trieste alla domenica a tifare i rossoalabardati in Serie A era di prammatica a quei tempi. Me lo raccontava mio padre che lì è nato, che lì ha giocato e che alla domenica prendeva il vaporetto per giungere sotto Servola e seguire la “SUA” squadra del cuore e vedere i grandi campioni del tempo: i Meazza, Orsi, Ferrari, ma anche i nostri splendidi Colaussi, Rocco, Pasinati. Erano tempi eroici, tempi in cui Capodistria era provincia, tempi in cui i giovani locali sognavano di giocare nella Triestina che era la meta finale vagheggiata delle loro aspirazioni.
Oggi qualcosa è cambiato, dovremmo fare un lungo esame di coscienza per cercare di capire il perché: siamo noi ad aver fatto tanti passi indietro o è la Slovenia che ha fatti passi da gigante in avanti? Immagino che come sempre qualcuno storcerà il naso, ma guardando i dati certi e inconfutabili, dobbiamo convenire che il livello calcistico della Slovenia è certamente inferiore a quello dell’Italia, ma stiamo parliamo di una nazione che ha 2.100.000 abitanti, quando la sola Lombardia ne conta quasi 10 milioni, ma che quando ci siamo confrontati con loro sul campo, abbiamo vinto per 4 volte sempre per 1 a 0, venendone sconfitti 2 volte sempre per 1 a 0. Il confronto non mi sembra proprio così impari.
In Slovenia lo sport si fa seriamente, si investe partendo dalle infrastrutture, dalla scuola, vogliamo fare un confronto con il nostro bel Paese, dove per costruire uno stadio nelle nostre 2 principali città ci stanno impiegando oltre 15 anni…. e non è finita qui. Certo noi abbiamo i verdi, i comitati di quartiere, che pensano alla nostra salute, loro invece realizzano e crescono, i loro bambini giocano su campi verdi, in palestre adatte a fare sport e situate sottocasa; i nostri….. giocano sul divano di casa alla playstation. Ma questo è un discorso troppo lungo che ci svia dall’argomento principale.
A Koper/Capodistria si fa calcio vero, la squadra partecipa al massimo campionato nazionale che hanno vinto nella stagione 2009/10 e che poi nel 2014/15 con Rodolfo Vanoli allenatore, hanno vinto la terza delle loro 4 totali Coppe di Slovenia e che nella scorsa stagione conclusa al 3° posto, hanno raggiunto l’Europa, quella vera acquisendo il diritto a partecipare alla Conference League.
Il loro centro sportivo Bonifika è composto da uno stadio che può contenere 4000 persone, un campo regolare ausiliario, uno in sintetico con illuminazione, altri 5 più piccoli per allenamento, 9 campi da tennis in terra, 4 in asfalto, uno stadio per l'atletica con pista a 8 corsie, 2 campi per la pallacanestro e altro ancora.
Ma riusciamo a capire perché loro possono fare calcio vero e giocare in Europa, mentre noi tanto per gradire, ora che si “sussurra” sulla possibilità di disboscare le sterpaglie di Montedoro, si sono già mossi i verdi e i comitati di quartiere, con la signora disgustata che inveisce sui social, contro coloro che pensano “solo” al calcio, mentre ci sono tanti altri sport ben più importanti e altri che parlano di zone verdi su un versante dove da quando sono nato (e son tante le primavere) non si è mai visto niente altro che sterpaglie, insetti e degrado? Il Koper ha un settore giovanile essenziale, che ogni anno sforna qualche prospetto, che poi viene venduto nei campionati maggiori europei e che fornisce importanti risorse per l’autogestione del Club. Il più conosciuto da noi Josip Ilicic, giocava nel Bonifika e il Palermo di Zamparini è venuto a scovarlo fin quassù nel 2011, quando noi ce l’avevamo qui a 20 km. Qui abbiamo visto i fratelli Struna, Alijaz non troppo apprezzato dal pubblico triestino dal palato troppo fine, ha giocato per esempio 21 partite nella nazionale slovena che non è proprio così distante dalla nostra e ha giocato una sessantina di gare in Serie A. Domen Crnigoj ultimamente in A col Venezia è nato a Koper, ha giocato 26 partite in nazionale slovena, poi Matosevic, ma poi ancora molti altri e mi domando ma tutti dobbiamo domandarci: perché a 20 chilometri da noi sbocciano giocatori importanti, che da noi non crescono e che farebbero la fortuna di una Triestina che non riesce mai a decollare e che non lancia un giovane dal “suo” vivaio da decenni? Troppo facile la risposta e qui non è questione di presidenti americani, arabi, australiani, cinesi o triestini, ma parliamo solo di strutture sportive e di programmazione, ma dalla base; i salti di categoria e la crescita arrivano poi automaticamente......... 
C’è stata poi anche la partita, una bella partita ben giocata apertamente e con tante occasioni da rete e parate dei portieri. L’ha vinta meritatamente il Koper, nonostante lo svantaggio iniziale propiziato da un arbitro cipriota che ha rischiato di rovinare l’incontro, ma i giallocelesti capodistriani sono stati molto bravi a non innervosirsi, riportando la gara sui giusti binari.
Notevole lo spettacolo del pubblico, in maggioranza bosniaco, che ha fatto un tifo infernale per lo “Zeljo” Zeljeznicar e in tribuna da sottolineare la presenza di famiglie con tanti bambini delle due tifoserie, gomito a gomito, che inneggiavano per la loro formazione senza che ci fosse la minima intemperanza verbale tra loro. Questi sono i veri valori dello sport, quello che vorrei e dovremmo vedere sui nostri campi, troppo spesso inaciditi dal tifo che non tollera l'avversario.
E’ stato un ritorno alle origini, al passato, quando ricordo andavo a Udine a vedere la Triestina e potevo esultare indisturbato tra i tifosi bianconeri, per un gol di Ciroi all’89’ che dava ai rossoalabardati un pareggio rubacchiato.
Nel Koper ho ammirato una volta di più Ilicic, delizioso nel tocco di palla che ha inventato un assist incredibile sul gol del pareggio, liberando il terzino di spinta Mijailovic davanti al portiere. Si vede ad occhio nudo che è giocatore di un’altra categoria, pur ora compassato nei movimenti ma sempre geniale.
Il Koper è una buona squadra e mi è molto piaciuta, anche se un po’ troppo spregiudicata per le abitudini del nostro calcio; nella ripresa non hanno controllato, ma spingevano a volte eccessivamente con tanti uomini alla ricerca del quarto gol, rischiando anche con un palleggio esagerato in alcune zone di campo, in cui un pallone perso poteva diventare pericoloso. Ottimo e sicuro il portiere Jurhar, buoni colpitori soprattutto di testa i centrali Curcio e Mittendorfer, in mezzo i due pur buoni centrocampisti hanno un po’ sofferto; Longonda straripante fisicamente e l'onnipresente Tomek, anche perché sottonumero, ai quali Ilicic dava poca copertura difensiva; poi invece le due ali hanno dato più supporto arretrando un po’. Ottimo specialmente Manseri che ha fatto un gol e che ha notevole duttilità e vitalità; più sbrigativo e frenetico Matondo che aveva fatto il gol a Sarajevo, ma nell’occasione poco incisivo. L’unico in ombra mi è sembrata la punta Juric che è stato sovrastato da Collin Seedorf, un cognome conosciuto che infatti è il nipote del famoso Clarence.
Come detto una bella serata di sport, in una bella cornice e una bella partita da godere, che è servita a dimenticare il momento triste che stiamo vivendo dalle nostre parti. A 20 km da Trieste ho ritrovato lo spirito e l'essenza del vero Sport.    

BRUNO GASPERUTTI           

Parole chiave: Trieste