I medici di famiglia scendono in campo: firmato l'accordo per l'operatività delle case di comunità
In un momento in cui il Servizio Sanitario Nazionale vacilla sotto i colpi di liste d’attesa infinite, carenza di personale e pronto soccorso in difficoltà, la medicina generale decide di non restare a guardare: di fronte a una crisi strutturale che rischia di erodere il diritto costituzionale alla salute, i medici di famiglia della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) scelgono la via della responsabilità, siglando un accordo storico con Sisac e Regioni per l'operatività delle Case di Comunità previste dal PNRR.
Una firma che non rappresenta un semplice passaggio burocratico, ma una precisa scelta di campo: difendere la sanità pubblica dall’interno, ponendosi come scudo a tutela dei cittadini.
La discussione intorno alle Case di Comunità ha infiammato il dibattito nelle ultime settimane. Se alcune sigle hanno scelto la via del "no", paventando il rischio di una "dipendenza mascherata", la FIMMG ha optato per la concretezza. Arroccarsi su posizioni ideologiche avrebbe significato un rischio enorme: lasciare che le nuove strutture del PNRR diventassero scatole vuote, cattedrali nel deserto senza il personale necessario al
loro funzionamento.
L'ingresso dei medici di famiglia nelle Case di Comunità risponde a un bisogno preciso dei cittadini: trovare risposte coordinate sul territorio, riducendo la pressione sugli ospedali e offrendo una sponda solida alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Con il nuovo accordo, i medici di medicina generale garantiranno fino a sei ore settimanali di attività nelle Case di Comunità introducendo una forte clausola di salvaguardia per gli studi medici tradizionali. Ma soprattutto nell’accordo viene preservata la natura giuridica della professione: i medici restano liberi professionisti convenzionati. “Nessuna subordinazione alla burocrazia aziendale, ma un’integrazione strutturata che porta l'esperienza del medico di fiducia laddove si pianifica la sanità del futuro. Tale scelta
rappresenta un argine alla crisi e alle disuguaglianze” sostiene Dino Trento, segretario Fimmg Trieste.
”Curare i nostri pazienti oggi significa anche salvare il sistema che permette di farlo gratuitamente” spiegano Paolo Pagliaro e Tiziana Cimolino, rappresentanti sindacali.
Daniela Nadalut e Enrico Marchitiello, rappresentanti Fimmg, sottolineano inoltre che “le ASL dovranno impiegare prioritariamente il personale già assegnato ad attività orarie, attingendo ai medici di famiglia del territorio solo per le necessità residue”.
Questo significa che “il presidio capillare dei singoli studi – il vero cuore della medicina di prossimità – non verrà smantellato, ma potenziato” concludono Camilla Surace e Tiziano Catanzaro, rappresentanti Fimmg.
La firma del testo è solo il primo passo di una strategia a lungo termine: l’intesa vincola infatti le controparti ad avviare immediatamente le trattative per il rinnovo dell'Accordo Collettivo Nazionale (ACN) 2025-2027, con un atto di indirizzo atteso entro il 30 settembre. Sedendo al tavolo da firmataria e con una dimostrata attitudine al governo dei processi, la FIMMG avrà la forza contrattuale per pretendere maggiori risorse, meno burocrazia e più tempo da dedicare alla cura medica.
Il Direttivo Provinciale FIMMG Trieste










