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Referendum e riforma Nordio-Meloni: giuristi e comitati denunciano rischi per la separazione dei poteri

Nel confronto pubblico sulla riforma della giustizia, il Comitato Avvocati per il No ha diffuso un documento in cui elenca le proprie critiche al progetto sottoposto a referendum, sostenendo che le modifiche proposte non rispondono alle reali esigenze del sistema giudiziario. Secondo il Comitato, la riforma rischia di alterare gli equilibri tra i…
 |  Redazione  |  Politica

Nel confronto pubblico sulla riforma della giustizia, il Comitato Avvocati per il No ha diffuso un documento in cui elenca le proprie critiche al progetto sottoposto a referendum, sostenendo che le modifiche proposte non rispondono alle reali esigenze del sistema giudiziario. Secondo il Comitato, la riforma rischia di alterare gli equilibri tra i poteri dello Stato, aumentando l’influenza del pubblico ministero e indebolendo l’autonomia della magistratura, anche attraverso la creazione di due CSM separati e l’introduzione di un’Alta Corte disciplinare.

Le contestazioni si inseriscono in un quadro più ampio in cui diverse realtà critiche richiamano precedenti interventi legislativi ritenuti problematici, dalle leggi elettorali alle proposte sul premierato, fino alla recente sentenza della Corte costituzionale sull’autonomia differenziata, che ha fissato limiti stringenti per evitare violazioni dei principi fondamentali. In questo contesto, la riforma Nordio-Meloni viene interpretata come un’evoluzione di progetti già avanzati in passato, come quello Alfano del 2011, che prevedeva la separazione degli organi di autogoverno e un diverso assetto dell’azione penale.

Ulteriori preoccupazioni riguardano il sorteggio dei membri degli organi di autogoverno, la possibilità di indirizzare l’azione penale tramite leggi ordinarie e l’impatto di misure già approvate, come l’abolizione dell’abuso d’ufficio e la revisione dei controlli della Corte dei Conti. Parallelamente, nel dibattito sulla separazione delle carriere, alcuni osservatori sottolineano che una vittoria del Sì non produrrebbe miglioramenti immediati in termini di efficienza, anche alla luce delle dichiarazioni del ministro competente.

Le critiche si concentrano inoltre sulle carenze strutturali dell’amministrazione giudiziaria: mancanza di personale, scarsa digitalizzazione, dotazioni informatiche obsolete e difficoltà nel trattenere i dipendenti più giovani, spesso assunti con contratti legati al PNRR. L’elevata età media del personale e il costante turnover aggravano ulteriormente la situazione. In questo scenario, secondo le posizioni contrarie, il ricorso al referendum non sarebbe in grado di incidere sui problemi che da anni rallentano il funzionamento della giustizia italiana.

 (Fonti da comunicati stampa del Comitato TS per il NO)

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Parole chiave: Trieste, Gorizia, Friuli