Nuova denuncia della Fesica Confsal contro al cooperativa Cristoforo: oggi udienza in tribunale
Udienza stamattina (giovedì 4 giugno), alle ore 9.30, al Palazzo di Giustizia di Trieste, dove la Cooperativa “Cristoforo” di Pontassieve (Firenze), che attualmente gestisce i servizi al pubblico nei Civici Musei del capoluogo giuliano, è stata nuovamente chiamata davanti al Giudice del Lavoro a seguito dell’ultima denuncia presentata dal sindacato autonomo Fesica Confsal per la ripetuta non applicazione di norme di legge e contrattuali che configurano anche aspetti di attività antisindacale.
“La suddetta Cooperativa “Cristoforo”, che si proclama “cooperativa sociale” ma continuativamente nega diritti basilari ai dipendenti, pur essendo già stata recentemente condannata - ricorda il Segretario regionale Fesica Confsal Filippo Caputo - per ripetute attività antisindacali (con Sentenza del Tribunale di Trieste del 12.2.2026), persevera nel non ottemperare a precise norme dei contratti di lavoro nazionali e individuali e del capitolato d’appalto, nonché in comportamenti e attività antisindacali, con atteggiamenti discriminatori, pesanti pressioni e intimidazioni personali ai lavoratori e ai loro rappresentanti oltre che gratuite denigrazioni del nostro sindacato e dei suoi iscritti, con una inaudita prepotenza “padronale”, assolutamente non consona a una normale e proficua vita lavorativa nella tradizione civile dei Musei della nostra Città”.
Per questi motivi, la Fesica Confsal, anche per la sua posizione e responsabilità di sindacato maggiormente radicato e rappresentativo per attività e numero di iscritti nella realtà dei Civici Musei, è stata costretta a portare nuovamente in Tribunale questa “cooperativa sociale” – talmente “sociale” da non voler neppure incontrare le Rappresentanze sindacali aziendali ! -.
Motivo specifico di questa nuova azione giudiziaria, la assoluta negazione dei vertici della “Cristoforo” di rendere noti ai rappresentanti sindacali gli orari di lavoro e i turni dei dipendenti; dati che – va anche detto – in passato e fino a circa un anno fa erano pubblicamente esposti nelle sedi di lavoro (anche per favorirne una utile e reciproca conoscenza organizzativa fra l’insieme dei lavoratori) ma che ora, per decisione inamovibile della direzione della cooperativa, sono stati “secretati” e vengono comunicati solo ad personam, volta per volta, a ogni singolo lavoratore. Perché? Forse per meglio “pilotare” i dipendenti, magari tramite qualche favoritismo? O peggio, per compiere dei veri e propri abusi e soprusi come conviene alla direzione, al di là di ogni regola, o anche per colpire i lavoratori “protestatari” iscritti alla Confsal?
Sta di fatto che in tal modo la “Cooperativa sociale ‘Cristoforo’” infrange precise norme di legge e contrattuali, e in particolare l’articolo 9 dello Statuto dei Lavoratori e gli art. 2 e 52 del Contratto nazionale “Multiservizi” – che, tra l’altro, fu una delle prime, sia pur ancora limitate, conquiste della Confsal per i “museali” con l’avvento del nuovo appalto dopo la precedente gestione -; norme che prevedono con chiarezza il diritto delle Rsa di visionare gli orari di lavoro di tutti i dipendenti proprio per garantire il rispetto di orari regolari, turni, straordinari, pause pranzo, diritto alle ferie ecc. nei limiti di legge, per salvaguardare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e prevenire per quanto possibile infortuni e malattie professionali.
Ed è proprio anche questo rifiuto della Cooperativa a rendere noti orari e turni – aggiungono alla Confsal - che sta infatti “coprendo” tutta una situazione di sempre più gravi angherie e abusi – da episodi di mobbing, a mancate pause pranzo, a costrizioni a firmare documenti anche sanitari sotto minaccia di licenziamento in tronco, fino all’effettivo licenziamento di una persona fragile - che sono a loro volta oggetto di altrettante, numerose denunce in corso, anche alle autorità giudiziarie e agli organi di polizia, con il sostegno del sindacato, da parte dei dipendenti colpiti.
Il tutto in un clima generale di sospetto e terrorismo psicologico, mai così pesante, aggressivo e caotico nella storia dei nostri Musei, che ha fatto sì che diversi iscritti al sindacato, intimoriti e non riuscendo a sopportare queste continue intimidazioni, si siano alla fine dimessi.
“Ma ciò che forse di più stupisce in questo scenario – rimarca ancora il Segretario Caputo - è il perdurante immobilismo del Comune di Trieste che, pur pienamente e costantemente informato delle carenze, disservizi, situazioni conflittuali e inosservanze del capitolato d’appalto di cui si rende responsabile la “Cristoforo”, tutte puntualmente segnalate dal Sindacato, anche tramite la pubblicazione di un apposito “dossier tecnico-giuridico” (curato dal legale della Fesica Confsal e indirizzato all’Assessore alla Cultura Giorgio Rossi e al Direttore Generale Fabio Lorenzut, ma poi diffuso anche a tutti i rappresentanti dei diversi gruppi politici), nonché tramite incontri e riunioni, ultima delle quali una recente Conferenza dei Capigruppo consiliari tenutasi a inizio aprile, ha finora risposto solo in termini limitati e, a nostro avviso, vaghi e inconsistenti, non ancora determinando un’azione adeguata e necessaria a ripristinare la piena e corretta osservanza delle norme capitolari, contrattuali e generali di legge, come il suo ruolo di “stazione appaltante” gli richiederebbe e senz’altro consentirebbe in termini di vigilanza, controllo e, ove necessario, imposizione di obblighi e/o opportune sanzioni.”
“L’impressione che se ne ha – continua il Segretario della Fesica Confsal – è che mentre la “parte politica” - dai diversi partiti, sia di maggioranza che d’opposizione, fino ai membri giuntali e all’Assessore competente - sia più sensibile al problema e indirizzata a una positiva soluzione, viceversa quella “tecnica amministrativa” dell’Ente mantenga un atteggiamento “frenante” e sostanzialmente immobilistico.”
“L’auspicio attuale non può dunque che essere quello di un quanto più rapido superamento di questa impasse, che certamente non contribuisce al doveroso ripristino e sviluppo di un sistema museale efficiente e consono alla grande storia e cultura della città di Trieste.”
E mentre ci si augura che alla scadenza dei previsti tre anni si possa addivenire a un nuovo appalto, che possa anche prevedere l’adozione di un migliore contratto, come il “Federculture” (peraltro già positivamente adottato dal Comune di Udine !), e mentre si resta comunque in attesa delle prossime decisioni proprie dell’Autorità Giudiziaria, il Sindacato non potrà, nel frattempo, che predisporre pure tutte le ulteriori possibili legittime azioni, scioperi compresi, di difesa dei diritti dei lavoratori e “stimolo” a chi di dovere (in piazza dell’Unità!) a finalmente intervenire con una più concreta determinazione.
La Segreteria Regionale Fesica Confsal
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