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Fesica Confsal, Cooperativa Cristoforo denunciata al Giudice del Lavoro

Il sindacato autonomo Fesica Confsal è stato costretto a denunciare al Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Trieste la Cooperativa “Cristoforo” di Pontassieve (Firenze) che attualmente gestisce i servizi al pubblico nei Civici Musei del Comune di Trieste, per attività anti sindacale ex ar…
 |  Redazione sport  |  Cronaca

Il sindacato autonomo Fesica Confsal è stato costretto a denunciare al Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Trieste la Cooperativa “Cristoforo” di Pontassieve (Firenze) che attualmente gestisce i servizi al pubblico nei Civici Musei del Comune di Trieste, per attività anti sindacale ex art. 28, Legge 300/70. Il deposito della denuncia è stato effettuato nella giornata di venerdì 19 Dicembre. Il Giudice, in data 23 Dicembre, ha comunicato di aver già fissato la relativa udienza per la mattinata di giovedì 15 Gennaio (ore 9) al Palazzo di Giustizia.

E’ stato un provvedimento necessario – sostiene il sindacato guidato da Filippo Caputo -  in  quanto la suddetta Cooperativa “Cristoforo” non solo mette in atto comportamenti e pratiche antisindacali, ma tratta i dipendenti come meri oggetti da gestire a proprio piacimento, non ottemperando a precise norme sia del Contratto Nazionale di Lavoro sia degli specifici contratti individuali; inoltre, reprimendo con punizioni e angherie i lavoratori che osano permettersi di reclamare i propri diritti contrattuali e di legge. Questa cooperativa, cosiddetta “sociale” nonché “onlus” (ovvero: Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, qualifica per enti che operano senza scopo di lucro per finalità di solidarietà sociale, aiutando soggetti svantaggiati, n.d.r.), nega poi la pubblica visione dei turni di lavoro del complesso del personale, che dovrebbero essere invece normalmente visibili, “trasparenti e in buona fede” proprio per consentire una migliore organizzazione complessiva, sia aziendale che della vita quotidiana di ogni singolo dipendente. Come mai – si chiede la Fesica Confsal – in passato, fino a prima dell’arrivo della “Cristoforo”, ma anche nei primi mesi di gestione della “Cristoforo” stessa, questi elenchi dei turni erano sempre presenti e visibili a tutti, sia ai lavoratori che al sindacato e ai suoi rappresentanti, e ora invece questa possibilità viene “occultata”? Forse per meglio “pilotare” i dipendenti, o per impedirne la visione alla rappresentanza sindacale, magari per consentire qualche favoritismo?

In più, la detta “cooperativa sociale” ignora pure le indicazioni più volte richiamate in significative sentenze della Cassazione relativamente all’erogazione di un salario dignitoso. Ad esempio negando qualunque miglioramento a lavoratori che, essendo al 90 per cento “part time”, hanno chiesto un minimo aumento di ore contrattuali per riuscire a vivereepperò assumendo invece nel frattempo almeno 30 persone con contratto “a intermittenza” (ovvero a chiamata) poste regolarmente in turno, anche con 40 – 50 ore settimanali !

E ugualmente risponde “picche” ai dipendenti che chiedono semplicemente - e più che comprensibilmente - di ricevere almeno una qualche indennità compensativa per la messa a disposizione del proprio telefono cellulare privato per fini di comunicazione organizzativa aziendale – che la cooperativa invece pretende e impone d’imperio senza discussioni di sorta -.

E ancora, dispone turni con carichi di lavoro non equamente distribuiti assegnati sempre nella “strana” medesima logica: chi con 4 diverse mansioni, chi con una sola; sabati e domeniche festive assegnati in modo, diciamo così, piuttosto “anomalo” con alcuni dipendenti penalizzati rispetto ad altri. E ciò sempre in virtù della mancanza di trasparenza.

In questo scenario viene segnalato che vi è anche qualche dirigente che, recandosi nei musei, non si perita di denigrare il nostro sindacato, condizionando e intimorendo i dipendenti iscritti alla Confsal e facendo intendere loro che se vogliono ottenere qualcosa devono o dimettersi dal sindacato autonomo o cambiare sindacato!

Non solo, ma per fermare (o meglio tentare di ridurre) le nostre denunce, sembra che i signori della “Cristoforo” abbiano ben pensato di promuovere le persone che nutrono una qualche avversità nei nostri confronti; colpendo invece gli iscritti rimasti fedeli al nostro sindacato con multe e sospensioni (e perfino con un licenziamento, peraltro di una persona fragile!), in un clima di terrorismo psicologico. E i risultati di queste “attenzioni”, va detto, si stanno purtroppo già vedendo: una parte dei nostri iscritti si è dimessa non sopportando queste pressioni e per poter avere una vita lavorativa meno stressante – ciò che dovrebbe essere invece un diritto normale per ogni lavoratore -; qualcuno dei dimessi comunque ci resta vicino e ci manifesta solidarietà e riconoscenza per il lavoro fatto e quello che stiamo facendo, ma tuttavia non se la sente più di venir bersagliato e discriminato. Il tutto mentre la dirigenza, tra l’altro, non convoca neppure le Rappresentanze sindacali (Rsa) pur espressamente previste dalla Legge…

Va ricordato a questo punto, per un più preciso inquadramento della situazione, che questa Cooperativa “Cristoforo” non è la vincitrice dell’appalto comunale per i servizi museali, il quale le è stato semplicemente successivamente concesso dal Consorzio CNS (di Bologna) che lo aveva vinto.

E dunque, precipitati in questo ginepraio, a maggior ragione ci chiediamo: come può un Ente locale di primario livello e importanza qual è il Comune di Trieste pensare di migliorare il servizio museale - e le sedi culturali tutte, al servizio di un turismo sempre più numeroso ma anche sempre più qualificato ed esigente – e dovendo quindi necessariamente migliorare anche le condizioni di chi in questi pubblici Istituti cittadini lavora, avvalendosi di una società che invece si distingue per determinare una serie continua di disservizi, situazioni conflittuali e contenziosi, con conseguenti proteste e stati di agitazione.

E ci chiediamo: “può una cooperativa che opera in questi termini definirsi ‘sociale’ e ‘onlus’?, e soprattutto chiediamo al Comune di Trieste “può questa situazione di involuzione costituire qualcosa di positivo per il Comune, per la Città e per la sua immagine di “città turistica”?”. La risposta ci pare evidente! Come è per noi evidente che si stanno ormai oltrepassando tutti i limiti tollerabili di un contesto sociale e democratico. Ed è perciò che, pur a malincuore, ci troviamo oggi a dover portare la “Cristoforo” davanti ai giudici!

 

D’altronde non ci possiamo nascondere come neanche il Comune (con i suoi uffici) - e necessariamente, avendo l’onere della vigilanza sull’andamento dei propri appalti - sia scevro da responsabilità. Innanzitutto per quanto concerne il trattamento economico e la verifica delle condizioni lavorative dei dipendenti e organizzative dell’intero servizio, che devono essere in linea con il capitolato d’appalto.

Vogliamo ribadire questo concetto: se Trieste vuole puntare davvero sul turismo e a un sistema museale efficiente e consono alla sua storia e cultura, allora non può mantenere una cooperativa che, a nostro avviso, non ha le adeguate capacità di relazionarsi con il proprio personale, ma neanche quelle tecniche tout court necessarie per poter sviluppare e migliorare il servizio !

Chiediamo dunque con forza al Comune e a tutti i partiti di intervenire con urgenza, prima che si sia costretti a impattanti manifestazioni, scioperi e a tutto ciò che la legge consente per ristabilire una minima giustizia. In tal senso sottolineiamo che “forse siamo in pochi ma, come sempre e come noto, ben determinati a farci sentire” !

C. S.

Parole chiave: Trieste
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