L'ordine del drago, l'ultimo libro di Gigi Paoli: un delitto ad alta quota

Non si tratta solo di inseguire assassini, né di sciogliere intricati rebus forensi: il mondo narrativo di Gigi Paoli è molto più di un tipico giallo ben congegnato. Lo ha dimostrato venerdì 26 settembre, nella presentazione del suo ultimo romanzo, L’ordine del drago, presso la Libreria Lovat. Un incontro poco affollato e in ascolto attento, quasi religioso, di lettori affezionati e di curiosi. Forse per la lettura diversa che merita la letteratura di Paoli: non un consumo vorace, per ammazzare il tempo o coltivare nuove idee, ma uno più immersivo e presente.
Fiorentino, giornalista di lungo corso e responsabile della cronaca giudiziaria per La Nazione, Paoli è un autore che da anni scava con ostinazione nei sottosuoli della realtà, quelli giudiziari e quelli dell’animo umano, con speciale focus sulla sua Firenze. I suoi romanzi, pur vestiti dell’abito elegante del noir, non rimangono sulla superficie dell’indagine: sono indagini dell’indagine, o meglio, del modo in cui la verità si forma, si nasconde, si plasma. Oggi come non mai. Con L’ordine del drago, Paoli alza ulteriormente l’asticella, innestando nella sua scrittura una trama che è insieme scientifica, storica, e quasi esoterica, senza mai perdere contatto con la realtà. Il protagonista, il neuroscienziato forense Piero Montecchi – figura affilata, umana, eppure mai del tutto decifrabile – si trova coinvolto nell’omicidio del professor Giancarlo Grassi, presidente del consiglio di amministrazione dell’Area Science Park di Trieste.
Un delitto ad alta quota, nel cuore pulsante dell’innovazione scientifica italiana, che si apre su una scena del crimine disturbante, quanto simbolica: Grassi assassinato in una suite d’albergo, e a breve distanza un cameriere sloveno, Alex Babic, ritrovato sgozzato nella propria vasca da bagno. Una messinscena che sembra orchestrata con precisione chirurgica, e che suggerisce l’azione di una mano invisibile, oltre che criminale anche ideologica. Il dettaglio che incrina la razionalità è una lente a contatto rinvenuta sulla scena del crimine, contenente un DNA “impossibile”, una sorta di chimera genetica tra uomo e lepidottero. No, non siamo nel fantasy, ma in quella zona grigia dove la scienza estrema confina con il mito e con le paure umane più primordiali.
La narrazione, sempre ancorata al passo lucido della cronaca, si apre a interrogativi vertiginosi: cosa succede quando la conoscenza oltrepassa il confine del lecito? Cosa rimane dell’umano, quando la scienza ne riplasma i limiti? E se ne rimane qualcosa, si potrà ancora continuare a parlare serenamente di “etica del singolo” e di morale? L’indagine del protagonista, affiancato dalla vicequestore Anna Orsini dell’Unità Delitti Insoluti (UDI), diventa un viaggio nell’Europa profonda, da Trieste a Lubiana, fino a Sibiu, in Romania, sulle tracce di una misteriosa confraternita chiamata “Ordine del Drago”. Paoli ripesca nella storia di questa congregazione effettivamente esistita e nata oltre 600 anni fa, restituendo al thriller un respiro geopolitico e storico. Emergono gli echi della Guerra Fredda, la permanenza di strutture di potere sotterranee, la continuità di un controllo politico e militare che non ha mai veramente smesso di agire sotto copertura. E mentre la tensione narrativa si fa serrata, si aprono squarci su temi che la cronaca contemporanea tende a semplificare o a ignorare. La rappresentazione della società rumena, ad esempio, si sottrae al cliché predatorio diffuso in certa stampa italiana: Paoli ci mostra un popolo stratificato, colto, dolente, spesso esiliato anche simbolicamente. I soggetti più portati a delinquere sono coloro che migrano dalla madrepatria, che non vi trovano raggio d’azione, dichiara Paoli, accennando un sorriso ironico. Non è un caso che Montecchi, oltre che personaggio, sia quasi un vettore narrativo: con le sue competenze forensi, il suo legame con il CICAP, la sua umanità ferita ma vigile, rappresenta una figura d’intersezione tra il sapere e l’etica. E in questo senso,
L’ordine del drago oltre che un thriller è una meditazione laica sulla condizione umana nel tempo delle nuove chimere. Gigi Paoli si conferma autore fuori asse, laterale ma necessario. La sua penna, precisa come un bisturi, scava nella carne viva delle nostre contraddizioni. Da est a ovest, senza scrupoli né sensazionalismo.
ELEONORA CARCARINO









