Riviera in Costiera, spiaggia mozzafiato e presenze poche ma fisse

Durante le giornate estive ho avuto il piacere di conoscere ed intervistare numerosi bagnanti, di ogni età, con storie diverse ma con un filo comune: un affetto profondo per la Riviera, spiaggia sospesa tra luce e memoria a pochi chilometri da Trieste.
Tra le voci raccolte, quella di una coppia anziana spicca per dolcezza e fedeltà al luogo: Sandro e Luciana (nomi di fantasia), ottantenni dagli occhi ancora accesi di giovinezza. Ogni estate, da oltre sessant’anni, fanno ritorno in questo piccolo angolo di costa che ha custodito il loro amore quando era ai suoi esordi, come una culla immobile in un mondo che non ha mai saputo restare davvero fermo.
“La Riviera - racconta Sandro con un sorriso stanco e grato - ha avuto numerosi cambi di gestione e di persone che la frequentavano, ma per noi è sempre la stessa. Quando prendiamo l’ascensore per scendere dalla strada alla spiaggia, è sempre come la prima volta”. Parla dell’elegante cabina anni Sessanta, incastonata nella roccia come un’opera d’arte eterna. Progetto di un ingegnere tedesco dallo stile postmoderno, è una delle poche cose qui rimaste immutate. Prenderlo è come entrare in un vecchio sogno: sai che ti aspetta il mare, ma prima di tutto ti saluta il passato. La Riviera nacque proprio negli anni Sessanta, quando il boom economico trasformava ogni spiaggia in un’occasione di festa. All’epoca, ricordano, si danzava fino a tardi, si rideva attorno a tavolate piene di famiglie e bambini urlanti, si giocava, si cantava. Era un teatro gioioso e spontaneo, dove si mescolavano generazioni e accenti. Oggi la Riviera ha cambiato ritmo, ma non anima. “Ora siamo rimasti in pochi. Sempre gli stessi. E in fondo, ci va anche bene così”, ammette Luciana con un sospiro dolceamaro. Per loro, la quiete odierna è un balsamo che accarezza i ricordi. Il silenzio non è assenza, ma presenza intensa di memorie e dolcezza. La spiaggia, va detto, resta a dir poco mozzafiato, a guardarla dal promontorio come standoci. Ampia, ben tenuta, baciata da un’acqua pulita e generosa, con un fondale di sabbia, raro per il golfo triestino quasi tutto ciottoli e sassi. Gli ombrelloni — rossi e verdi, ordinati, lievemente retrò — si aprono ogni mattina sullo stesso silenzio quasi irreale. Nessuna radio, nessuna corsa, nessuna palla che rotola. Fa strano alzare la voce anche di qualche decibel in più, pur se arrivati per la primissima volta, e senza che ci sia una l’obbligo di quiete come in una biblioteca. Solo il rumore del fruscio del mare e le carte che si mescolano. “Briscola o burraco, si decide al momento”, ride Sandro, “ le squadre sono fisse da anni, con gli amici e le amiche di sempre”. Ogni anno, però, vivono con apprensione i mesi precedenti all’estate. Lo stabilimento è fragile, rischia la chiusura. Fino all’ultimo non sanno se riceveranno quella lettera che annuncia la conferma del loro capanno verde, il rifugio dove conservano le sedie a sdraio con i cuscini, il mazzo di carte e il termos del caffè. “È come aspettare una lettera d’amore. Quando arriva, sappiamo che l’estate può cominciare davvero”. Parlano piano, come chi sa che ogni parola può diventare un’eco lunga, destinata a sopravvivere a tutto. Nonostante la bellezza incontaminata e l’anima poetica di questo luogo, c’è chi non riesce a coglierne il valore. È il caso di un manager francese di passaggio, professionista del turismo di lusso abituato alle spiagge curate come boutique. “Il bar è triste, c’è poco da scegliere in fatto di snack e pasti, troppa desolazione”, ha commentato. “Una volta, forse, c’era spirito. Oggi si bada al minimo. Un luogo come questo dovrebbe offrire molto di più”. Ma per Sandro e Luciana, non manca nulla. “Ci basta poco. Ma quel poco deve essere curato”, conclude Sandro. “Perché i luoghi come questo, se non li si ama davvero, si perdono in silenzio. E nessuno se ne accorge, finché non è troppo tardi”. C’è qualcosa di sacro nella loro abitudine estiva, una liturgia silenziosa fatta di mare, riunioni lunghe di gioco e ricordi. La Riviera, per loro, non è solo una spiaggia. È il confine tra il tempo che scorre e quello che si conserva. Un piccolo paradiso inviolato che resiste all’oblio, ma solo se qualcuno continua a guardarlo con amore. Forse basterebbe poco per restituire alla Riviera un respiro più ampio: una gestione più generosa, un bar che torni luogo d’incontro, un sorriso in più. Ma intanto, finché Sandro e Luciana continueranno a ricevere la loro lettera, il cuore antico di questa spiaggia continuerà a battere. Magari piano. Ma batterà.
Eleonora Carcarino










