Quando la banana arrivò in Italia? La risposta passa anche da Trieste, Monfalcone e da via dei Caduti della Ramb a Muggia

Oggi la troviamo tutto l'anno al supermercato, spesso senza nemmeno chiederci da dove arrivi. Ma fino a non moltissimo tempo fa la banana era tutt'altro che un frutto quotidiano. La sua storia italiana è legata alla navigazione, alla nascita del commercio internazionale e, nel Novecento, anche alla storia coloniale italiana. Il percorso che ha trasformato la banana in uno dei frutti più comuni sulle nostre tavole è quindi molto più lungo di quanto sembri.
La banana, in realtà, era conosciuta in Europa già da molto tempo. La pianta è originaria dell'Asia meridionale e sud-orientale e la sua coltivazione è antichissima. Anche Greci e Romani ne avevano notizia. Ma il problema era uno: come portare un frutto tropicale, altamente deperibile, dalle zone di produzione fino alle tavole europee?
La svolta arrivò tra Ottocento e Novecento. Lo sviluppo della navigazione a vapore e, soprattutto, delle tecniche di refrigerazione rese possibile trasportare le banane su grandi distanze. È in questo periodo che la banana cominciò a trasformarsi da prodotto raro ed esotico in una vera merce del commercio internazionale.
E in Italia?
La grande svolta arrivò negli anni Trenta. Nel 1935 il Regno d'Italia istituì la Regia Azienda Monopolio Banane, la RAMB, con il compito di trasportare e commercializzare in Italia le banane prodotte nella Somalia italiana.
La banana diventò così anche uno dei prodotti della politica economica e coloniale dell'Italia fascista. Non si trattava semplicemente di importare un frutto esotico: il regime cercava di creare una filiera italiana, dalla produzione nelle colonie al trasporto marittimo fino alla distribuzione sul mercato nazionale.
Per questo furono costruite vere e proprie navi bananiere frigorifere, progettate per mantenere il carico nelle condizioni necessarie durante il lungo viaggio dall'Africa all'Italia.
Ed è qui che la storia diventa particolarmente interessante per il Friuli Venezia Giulia.
Le bananiere costruite a Monfalcone e Trieste
Tra il 1936 e il 1937 furono costruite quattro moderne navi frigorifere della classe RAMB. Due vennero realizzate nei cantieri Ansaldo di Genova e due negli stabilimenti dei Cantieri Riuniti dell'Adriatico a Monfalcone e nel Cantiere San Marco di Trieste, rispettivamente la RAMB II e la RAMB IV.
Erano navi progettate per percorrere la rotta tra la Somalia e l'Italia trasportando il prezioso carico di banane. Non erano quindi semplici mercantili: disponevano di impianti frigoriferi e di caratteristiche tecniche pensate proprio per il trasporto della frutta.
La storia della banana passa dunque direttamente da Monfalcone e Trieste: nel territorio del futuro Friuli Venezia Giulia vennero costruite alcune delle navi destinate a portare sulle tavole italiane le banane della Somalia.
Ma c'è un'altra storia, purtroppo tragica, che riguarda Trieste ed è rimasta nella memoria.
La banana e una tragedia nel porto di Trieste
Il 7 agosto 1938 la RAMB III, una delle navi della flotta bananiera, si trovava nel porto di Trieste.
Quel giorno a bordo si verificò un'esplosione che provocò la morte di otto uomini.
L'episodio è rimasto nella memoria del territorio anche attraverso la toponomastica: a Muggia esiste ancora oggi via Caduti della Ramb, denominazione che ricorda le vittime dell'incidente.
Essendo mezzi performanti e veloci, le navi RAMB vennero requisite dalla Marina Italiana nel 1940, trasformate in incrociatori ausiliari e impiegate in operazioni militari.
Trieste dentro la rete commerciale delle banane
Alla fine del 1937 la Regia Azienda Monopolio Banane aveva previsto agenzie a Fiume, Venezia, Trieste e Ancona, inserendo così Trieste nella propria rete commerciale sull'Adriatico. Una scelta tutt'altro che casuale per una città da sempre crocevia di traffici internazionali e porta d'accesso verso l'Europa centrale.
La banana, da frutto esotico, divenne un acquisto quotidiano passando anche per le nostre terre, tra navi, porti e cantieri del Friuli Venezia Giulia. Una storia che forse non immagineremmo mai guardando una semplice banana sul banco della frutta. E così, la prossima volta che ne acquisteremo una, lo faremo sapendo che dietro quel frutto c'è anche un pezzo della storia di Trieste e del nostro territorio.
Di Franca Ricci Belletti








