"La Controra, un mese dopo": i primi dati e le voci dei cittadini sul caldo a Trieste

Il 1° luglio la boa Mambo1, al largo di Miramare ha registrato una temperatura di 28,34°C, un record per la sua
intera serie storica, dal 2000 il golfo di Trieste si riscalda sette volte più in fretta di quanto facesse nel secolo
scorso.
Quest'estate le ondate di calore hanno scaldato anche il mare, il “rifugio dal caldo” per eccellenza dei triestini.
“La Controra, percezioni climatiche nello spazio urbano” non si accontenta di raccogliere numeri come questi.
Tutto è cominciato il 27 giugno, con una fotografia: la saracinesca abbassata di una bancarella di libri in via del
Rosario, un cartello scritto a mano, ironico e verissimo: "Chiuso per troppo caldo. Go una certa età". È la prima
testimonianza raccolta dal progetto, arrivata ancora prima che il modulo online fosse pronto, e resta il tono
che La Controra ha cercato di tenere da allora: raccontare il caldo attraverso la vita quotidiana delle persone.
Il progetto, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell'ambito del programma Interreg ItaliaSlovenia RE-ACTIVE, mappa come i cittadini vivono davvero il caldo urbano: non solo dove si soffre, ma attraverso quali percezioni, ricordi e piccoli gesti di ogni giorno, raccolti nelle voci di chi ha risposto al modulo "Partecipa alla mappatura" presente sul sito www.cizerouno.it/lacontrora
Una mappa della città colorata ad oggi da oltre 160 “pin”: rossi per i luoghi evitati, azzurri per i rifugi dal caldo,
verdi per i luoghi che si vorrebbero cambiare.
Chi risponde spesso cita più di un posto per domanda, e la mappa cresce di conseguenza. Dietro ad ogni punto
c'è quasi sempre anche una riflessione più articolata, non solo dove si soffre il caldo, ma perché, e anche come
lo si soffre oggi e come lo si soffriva ieri. È questo secondo livello, fatto di racconti e non solo di indirizzi, che La
Controra vuole continuare a raccogliere.
Piazza Unità resta, al momento, il luogo da evitare più segnalato, seguita dalle Rive, dal centro storico preso
nel suo insieme. Il Carso resta il rifugio più cercato per sfuggire alla canicola, seguito da viale XX Settembre. Le
Rive sono anche il luogo che più persone vorrebbero cambiare.
Il Carso è il “luogo del fresco” più citato e vissuto, in modi diversi: c'è chi fugge dalla calura in una pineta, chi di
sera nelle aree verdi attorno al Sincrotrone, e chi, “semplicemente”, in una grotta! Il Carso è un rifugio vero,
ma non per chiunque. "Bello per chi ha la macchina", nota Giuliano, 75 anni: chi non guida, o non può
permettersi di guidare fin lassù, resta in città. È lo stesso limite che emerge parlando di case: Mauro immagina
"persone anziane e sole con difficoltà ad uscire da sole in case piccole ed accaldate", e pensa in particolare a
San Giacomo. Il tema degli anziani soli torna più volte fra le risposte: c'è chi non ha l'aria condizionata a casa,
chi è semplicemente troppo stanco per affrontare il caldo da solo, chi conosce qualcuno che quest'estate non
ha un posto dove rifugiarsi.
Molte risposte restano concentrate sul centro città e sulle Rive, ma non tutte. Una testimonianza in particolare
allarga la mappa verso quartieri raramente raccontati: largo Sonnino ("da quando lo hanno ristrutturato è una
fornace a cielo aperto"), piazzale Valmaura, piazzale Cagni. Un promemoria utile: il disagio per il caldo urbano
non è solo un problema estetico del centro storico, riguarda anche periferie e quartieri meno rappresentati
finora.
Piazza Goldoni torna più volte fra le risposte, e non solo per la carenza di alberi. Paolo ricorda il “contentino di
solo due alberi”, rispetto a una piazza che, storicamente, era un cuore della città come mercato e che avrebbe
potuto tornare a esserlo anche come giardino. "È molto democratica", aggiunge Elena: "non è il salotto della
città ma un luogo di passaggio attraversato da tante persone di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali".
Proprio per questo, secondo diverse testimonianze, meriterebbe un investimento all'altezza di quante persone
la attraversano ogni giorno e magari vorrebbero anche potersi fermare.
Non tutte le risposte raccontano la stessa cosa allo stesso modo. Sulla controra di ieri e di oggi, la maggioranza
la racconta come una perdita: Silvia M. ricorda l'infanzia dietro le tapparelle semi-abbassate come "un
piacevole riparo", contro il senso di confinamento di oggi, dove la stessa pausa "è diventata un intralcio che
ormai spero solo passi presto". Ma di nuovo Giuliano, 75 anni, rompe lo schema: descrive la controra come un
momento accettato e persino piacevole, la pennichella del primo pomeriggio. Anche su piazza Unità le opinioni
divergono: c'è chi, come Claudia, la lascerebbe libera così com'è, unica eccezione nel suo lungo elenco di
luoghi da rialberare; e chi, come Silvia M. e Mirjam, la vorrebbe più verde. La stessa Mirjam nota che Barcola
può essere insieme rifugio e luogo da evitare, a seconda del punto esatto e dell'ora del giorno.
E proprio da Barcola arriva una delle immagini più vivide raccolte finora, in una caldissima sera: "Dal numero di
persone che dormivano su sdraio e materassi gonfiabili intorno a mezzanotte, anche famiglie con bambini,
penso che ci sia più di qualcuno in difficoltà con il caldo". Un'osservazione lasciata lì, quasi di passaggio: eppure
racconta meglio di molti numeri cosa significhi, per alcune famiglie, non avere un posto fresco dove dormire.
La testimonianza di Monica aggiunge una sfumatura: conosce molte persone in difficoltà con il caldo, ma nota
che tutte hanno comunque "il privilegio di poter stare al riparo" da qualche parte. Chi non ha nemmeno
quello, probabilmente, non sta rispondendo a un modulo online: è un limite che il progetto riconosce
apertamente, non un dato che nasconde.
C'è un punto della città che persone diverse hanno segnalato indipendentemente, ciascuna chiamandolo a
modo suo: la distesa dove sorgeva l'ex sala Tripcovich. Claudia la descrive come una "lettiera gigante"; Michela
e Martina la citano fra i primi luoghi che vengono in mente come posti da evitare. Nessuno usa lo stesso nome
per un luogo che sembra non avere ancora un'identità condivisa, oltre a quella di essere, oggi, una distesa di
ghiaia esposta al sole e forse, l’ennesimo giardino mancato.
Alcune segnalazioni scendono sotto la scala della piazza, fino alla singola fermata dell'autobus. Silvia racconta
la fermata di Riva del Mandracchio, davanti all'Hotel Savoia, "impraticabile nelle ore di sole, da mattina a
sera": prima di uscire, dice, bisogna controllare l'orario del bus "altrimenti non c'è scampo". Altre segnalazioni
indicano in modo preciso la fermata di via Ghega, lato Zampolli, e quella di viale Miramare, lato Parisi, quella in
piazza Foraggi. Fermate diverse per la stessa attesa al sole: un livello di dettaglio che la mappa può raccogliere
molto bene.
Le classifiche sono ancora aperte: bastano poche risposte in più per ribaltarle, ed è proprio per questo che la
mappatura continua anche in queste settimane. Bastano pochi minuti per segnalare un posto evitato per il
troppo caldo, uno dove si va a cercare il fresco o un luogo che si vorrebbe diverso. Il sito
www.cizerouno.it/lacontrora sta continuando a crescere, punto dopo punto, voce dopo voce, albero
desiderato dopo albero sognato, anche con le segnalazioni via mail a
La Controra – Percezioni climatiche nello spazio urbano è un progetto di Cizerouno, finanziato con il Bando a
supporto di progetti culturali alla valorizzazione di iniziative di sensibilizzazione sul cambiamento climatico. Il
bando, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, è stato realizzato nell'ambito del progetto REACTIVE, co-finanziato dall'Unione europea nell'ambito del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia. www.itaslo.eu/re-active
www.cizerouno.it/lacontrora








