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Pillole di stagione, Zinnanti: "Sicurezza percepita e crisi demografica: le due spine di Trieste"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
CRIMINALITA' A TRIESTE: CRESCONO LA CRONACA "URLATA" E LA PERCEZIONE DI PERICOLO NELLA GENTE, MA I NUMERI DICONO ALTRO.
 
Non passa giorno senza che le cronache cittadine raccontino, con dovizia di particolari, fatti criminosi come furti con spaccate, truffe e risse dando la precisa sensazione che anche le tranquille lande del Nord Est si stiano progressivamente trasformando in una succursale del Bronx. Posto che nessuno nega la gravità di alcuni singoli episodi ed in particolare quelli che vedono minorenni (italiani e non) sempre più protagonisti di atti violenti, ogni tanto un bagno di sano realismo e di confronto con i numeri reali che delineano gli effettivi contorni del fenomeno criminale a Trieste, può essere solo che di grande utilità, soprattutto se serve a smitizzare una falsa rappresentazione della realtà. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando delle statistiche rilasciate di recente dalla Prefettura di Trieste che fotografano in maniera puntuale i dati della criminalità in città nell'anno 2025. E che cosa ci dicono questi numeri?  Ci dicono due - tre cose di estremo interesse. Innanzitutto il dato globale: da un anno all'altro i delitti sono passati dai 37.087 del 2024 ai 36.195 del 2025, ovvero sono in calo del 2,5 %. Poco direte voi? Certamente. Anche se, a leggere le cronache locali dell'ultimo anno, la sensazione precisa ci avrebbe portato a stimare una forte crescita di questo dato. Ma ancora più interessanti sono i numeri che sono usciti con specifico riferimento ad alcune tipologie di reato particolarmente "sensibili" per la popolazione triestina. Il riferimento è ai cosiddetti reati predatori, che includono tutte quelle azioni illecite volte a sottrarre beni altrui. In questo campo, la Prefettura cita espressamente il caso dei furti in abitazione scesi da 3.557 a 3.348 e di quelli negli esercizi commerciali scesi da 1.082 a 1.037. In entrambi i casi, si tratta di riduzioni minime ma è il trend che importa e che, a nostro modesto avviso, dovrebbe servire a smitizzare almeno un po' le ripetute narrazioni che ci vengono proposte da certa cronaca cittadina. Ripetiamo. Non vogliamo assolutamente negare che i problemi ci siano. Però fa bene sapere che, a fronte di un forte impegno delle forze dell'ordine, unitamente ad uno sforzo corale di tutte le istituzioni per mettere in campo concrete azioni di prevenzione e di monitoraggio delle realtà sociali più fragili, i risultati positivi possono arrivare.  Lo ammette, a denti stretti, lo stesso assessore regionale alla Sicurezza, il leghista Pierpaolo Roberti che, a commento di questi dati, ha dichiarato: "Solo lo scorso anno sono stati finanziati ben 35 progetti di prevenzione dei comportamenti illeciti e della devianza sociale, per un valore complessivo di 775.720 euro, in aumento rispetto ai 700.000 euro del 2023". Ecco, forse è proprio questo il punto focale della questione. Viste le rilevanti disponibilità finanziarie regionali ed i discreti risultati già ottenuti, forse è proprio il caso di incrementare, ancora più decisamente, i relativi capitoli di spesa a tutto vantaggio degli enti locali. Del resto, iniziative come il vigile di quartiere o l'educativa di strada hanno già dato in passato ottimi risultati e si tratterebbe unicamente di riprendere quelle progettualità dotandole di adeguati stanziamenti.  Coraggio, assessore!  I cittadini triestini le saranno certamente grati.
 
CRISI DEMOGRAFICA: MA IL COMUNE FA POCO O NULLA PER COMBATTERLA!
 
Si fa presto a dire che a Trieste, come nel resto d'Italia, i bambini in culla sono diventati merce sempre più rara. Poi però quando dalla presa di coscienza della gravità di questa situazione si passa nel concreto delle azioni che le istituzioni (a partire da quelle comunali) dovrebbero mettere in campo per invertire il trend, ecco che casca il palco. Anche in questo caso il riferimento è molto puntuale ed è relativo a due notizie apparse di recente sui media. La prima risale a marzo scorso e fa il punto sulle domande pervenute al Comune di Trieste per le iscrizioni ai nidi d'infanzia e alle scuole dell'infanzia (gli asili, tanto per essere chiari) gestiti dall'ente locale. I numeri, come sempre, non ammettono discussioni. Quanto agli asili nido questa è la situazione. Anno educativo 2025-2026 : posti disponibili 542, domande pervenute 1.151; anno educativo 2026-2027: posti disponibili 599 (inclusi 66 del "famoso" nido di Roiano, che saranno assegnati con procedura a parte), domande pervenute: 1.249. Come a dire che un bambino su due resterà fuori dalla graduatoria!!  Un po' meglio la situazione delle scuole dell'infanzia: anno educativo 2025-2026: posti disponibili 696, domande pervenute 736; anno educativo 2026-2027: posti disponibili 652, domande pervenute 704. Se dunque in questo caso si può parlare di una situazione quasi "gestibile", ciò che non torna è il calo dei posti disponibili che rende tuttora incerta la sorte di una cinquantina di bambini. Ma non finisce qui. Infatti la scorsa settimana sono usciti anche i dati relativi alle domande raccolte dal Comune sia per i centri estivi che per i ricrestate (strutture che accolgono bambini dai sei anni fino a ragazzi di 19 anni non compiuti). Fatta eccezione per le richieste relative alle scuole primarie (ovvero le elementari) dove la percentuale di bambini in lista d'attesa cala dal 2025 al 2026 passando dal 59% al 52%, in tutti le altre casistiche (nidi, scuole d'infanzia e ricrestate) la percentuale di domande insoddisfatte da un anno all'altro cresce con un quadro complessivo che parla da sé: su circa 14.000 richieste pervenute, oltre 7.000 utenti rischiano di rimanere in lista d'attesa! Cosa comporta questa situazione? Se entrambi i genitori lavorano ed i nonni sono troppo anziani per garantire il necessario supporto, ecco che l'unica soluzione è quella di ricorrere a baby-sitter o a strutture private. In entrambi i casi però i costi rischiano di essere sin troppo elevati, andando ad incidere sul budget familiare ben oltre i 197 euro che costituiscono la tariffa base per un turno bisettimanale di centro estivo comunale.  Che dire? Nonostante esistano una serie di sostegni finanziari che la regione mette in campo per sostenere anche questa tipologia di spese, ci pare di poter affermare, senza tema di smentita, che l'amministrazione comunale si sia distinta anche in questo settore per una politica quasi assente, priva di iniziativa e spesso si sia mossa con l'unica finalità di contenere le spese correnti che gravano sul bilancio comunale, piuttosto che offrire una risposta adeguata ai servizi richiesti dai cittadini. Da notare, tanto per essere chiari, che nel Comune di Trieste sono nati nel 2025 1.208 bambini, mentre dieci anni fa le nascite erano a quota 1.342.  Numeri in lento ma progressivo calo con genitori però che continuano a non trovare le sacrosante risposte in termini di servizi alla prima infanzia da parte di un ente locale che fa finta di non vedere questa situazione. Promemoria per la prossima Giunta (di qualunque colore essa sarà): o si aumenta ma per davvero il livello qualitativo e quantitativo dei servizi di sostegno all'infanzia o è assolutamente inutile far finta di disegnare "roboanti" strategie per la Trieste del futuro!   
 
Mauro Zinnanti
 
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