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Pillole di stagione, Zinnanti: "Dipiazza avanti con la cabinovia, Gect Carso ci siamo quasi"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
CABINOVIA: TRA RICORSI ED ISTRUTTORIE DELLA CORTE DEI CONTI, DIPIAZZA DECIDE DI ANDARE AVANTI. A CHE PRO?
 
Sinceramente speravamo in un minimo segnale di ravvedimento della giunta Dipiazza e della sua maggioranza. Speranza vana. Dopo giorni di continui colpi di scena da parte, soprattutto, di alcune forze di maggioranza che a parole avevano dichiarato la volontà di chiudere con la cabinovia (una per tutte Forza Italia), il voto in Consiglio comunale ha certificato, ancora una volta, la pervicace volontà di questa Giunta e di questa maggioranza di andare avanti, nonostante tutte le criticità e le nubi che continuano ad addensarsi su un'opera che nessuno realmente vuole e che tutti a Trieste hanno capito che non si farà mai. Vediamo, come nostro costume, di ricapitolare con un po' d'ordine i fatti più importanti della scorsa settimana.    
Primo fatto: quasi allo scadere del termine, il Comune decide di ricorrere al Consiglio di Stato contro le cinque sentenze del Tar del Friuli Venezia Giulia che lo scorso 10 settembre avevano annullato i due atti che avevano concluso, in maniera illegittima secondo i giudici amministrativi di primo grado, le procedure ambientali relative alla Vinca (valutazione di incidenza ambientale) e alla Vas (valutazione ambientale strategica). Accanto al Comune si è alla fine schierata anche l'Amministrazione regionale con un ricorso in via incidentale. Conseguenze di questa decisione? Una, immediata. Il Comitato No Ovovia ha presentato a sua volta, come preannunciato, un suo autonomo ricorso incidentale contro le sentenze del Tar chiedendo al Consiglio di Stato il riesame di ulteriori motivi di illegittimità delle procedure ambientali che il Tar in primo grado aveva dichiarato irricevibili ed, in particolare, la mancata valutazione delle alternative progettuali ad un'opera impattante come la cabinovia. Tempi per la decisione del Consiglio di Stato? Da otto mesi a due anni con il forte rischio che la sentenza piombi a ridosso delle prossime elezioni comunali che si dovrebbero tenere a primavera del 2027.
Secondo fatto. La Corte dei Conti, che ha celebrato di recente l'inaugurazione dell'anno giudiziario, manifesta espressamente la volontà di riaprire l'istruttoria sulla cabinovia. "Ho intenzione di intervenire sulle situazioni di maggior rilevanza particolarmente sentite dalla cittadinanza - ha dichiarato in quella sede il procuratore regionale della Corte Alberto Mingarelli - ci sono diversi fascicoli aperti sull'ovovia ma l'istruttoria non è mai partita. Il nodo riguarda soldi spesi per le progettazioni con alcune ditte, quando poi tutto è finito nelle mani di un general contractor. Ci sono le spese per l'architetto Fuksas quando poi la Soprintendenza ha stoppato tutto. E ancora quelle per i contenziosi al Tar che potrebbero lievitare ancora in caso di ricorso al Consiglio di Stato".  Secondo Il Comitato No Ovovia, le spese sin qui sostenute dal Comune e sulle quali si potrebbe appuntare l'attenzione della Corte dei Conti ammonterebbero a circa 1,2 milioni di euro: non proprio quisquilie, verrebbe da dire.
Terzo e ultimo fatto: il voto in Consiglio comunale sulla mozione del centrosinistra, primo firmatario il consigliere Francesco Russo. Dopo un intenso dibattito, la mozione viene respinta con 19 voti contrari e 13 favorevoli. Il dato politico è che i tre consiglieri di Forza Italia presenti non partecipano al voto, rimarcando ancora una volta il proprio "distacco" da quest'opera e affermando con le parole del capogruppo Polacco che "Il quadro si è complicato, ma chiudere va fatto con una riflessione ponderata, su solide basi giuridiche". Come dire: basta cabinovia, quindi, ma non su richiesta dell'opposizione. Rilevate anche alcune assenze alla seduta, alcune motivate, altre "strategiche".  Conclusioni? Nessuna in particolare. Il Sindaco resta convinto della sua scelta: " Non me ne faccio un ansia, l'importante è il risultato. Avessimo perso mi sarei arrabbiato con loro (ndr: con quelli di Forza Italia), ma la mozione non è passata e questo è l'importante alla fine: nella cabinovia credo ancora e voglio andare avanti, ora attendo il Tar del Lazio e il Consiglio di Stato". Come ricordato da Dipiazza, la prossima data da cerchiare è quella del 29 aprile quando si terrà l'udienza del Tar del Lazio per esaminare il ricorso del Comitato No Ovovia sul "decreto Salvini" di conversione del finanziamento dell'opera dai fondi Pnrr a quelli statali: dovesse essere accolto, la cabinovia perderebbe in un sol colpo tutti i 48,8 milioni di fondi del Mit.
In definitiva, a fronte di un quadro di totale incertezza ed il cui esito ora è tutto nelle mani dei giudici amministrativi, appare sempre più incomprensibile il cocciuto atteggiamento del primo cittadino, ma forse ha ragione il consigliere Russo quando, in sede di dichiarazioni di voto sulla mozione, ha cercato di fornire l'interpretazione autentica di un simile atteggiamento. "Ciò che è chiaro e che onestamente non vi fa onore, è capire che non lo fate per un convincimento neppur residuale della bontà di quest'opera, ma solo per paura: non quella di perdere le elezioni, che pure state metabolizzando, bensì quella di dover metter mano al portafoglio, vista la minaccia della Corte dei Conti. Ma i cittadini pretendono che voi prendiate decisioni non sulla base dei rischi del vostro conto corrente, ma pensando unicamente al bene della città che avete il privilegio di governare". Noi siamo portati a credere a queste riflessioni e vorremmo che, magari già dal prossimo 30 aprile, si archivi definitivamente ogni ulteriore discussione e decisione su quest'opera. Come già detto in più occasioni, Trieste merita di meglio.
 
GECT CARSO-KRAS: CI SIAMO QUASI
 
Dopo due anni di gestazione, ci siamo quasi. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando del Gruppo europeo di cooperazione territoriale per l'area del Carso che riguarda tutti i comuni, italiani e sloveni, della fascia transfrontaliera carsica da Savogna d'Isonzo a Muggia.  Era l'11 marzo del 2024 quando venne firmata la lettera di intenti propedeutica alla formalizzazione del Gect Carso da parte dei sindaci di cinque Comuni sloveni Divaccia, Erpelle Cosina, Comeno, Merna Castagnevizza e Sesana e di dodici Comuni italiani, ovvero Trieste, Muggia, Duino Aurisina, San Dorligo della Valle, Sgonico, Monrupino, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, Sagrado, Savogna d'Isonzo, Fogliano Redipuglia e Doberdò del Lago.  A quanto consta, il giro di adesioni lato italiano si dovrebbe chiudere presto con l'assenso formale anche di Muggia allo statuto e alla convenzione che costituiscono la base giuridica per la nascita del Gect. Che cos'è questo Gect? I Gruppi europei di cooperazione territoriale sono strumenti giuridici  creati dall'Unione europea nel 2006 che permettono ad enti locali di Stati membri di cooperare creando un nuovo soggetto (il Gect appunto) dotato di personalità giuridica propria. Scopo di questo nuovo soggetto è quello di facilitare la gestione congiunta di progetti transfrontalieri, migliorando la coesione economica e sociale. Quanto alle finalità proprie del Gect Carso l'obiettivo comune è quello di contribuire allo sviluppo turistico, ambientale ed economico dell'intero altipiano a cavallo del confine, in un contesto di sostenibilità ed utilizzando le nuove tecnologie digitali.
Che dire? Iniziativa lodevole e che, per una volta, vede tutti i comuni dell'area giuliana presenti, al di là delle diverse colorazioni politiche. Le premesse per cercare e creare occasioni di sviluppo per le comunità carsiche ci sono tutte, anche perché il grande successo di Go! 2025 Capitale europea della cultura, progetto nato su iniziativa del Gect Gorizia-Nova Gorica-Vrtojba, dovrebbe pure avere insegnato come si fa e come la cooperazione transfrontaliera può rappresentare davvero un volano di opportunità per tutte le comunità coinvolte.
 
Mauro Zinnanti       
 
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