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Pillole di stagione, Zinnanti: "Pazi Snajper, ovovia, arrivano i turchi"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
PAZI SNAJPER - ATTENZIONE CECCHINO
 
Una fresca serata di metà autunno. La voglia di andare teatro al Miela. Danno un titolo intrigante: Pazi Snajper, Attenzione Cecchino. Si tratta di uno spettacolo, messo in scena nell'ambito della ventiseiesima edizione del festival S/Paesati, ambientato nei tragici anni dell'assedio di Sarajevo. Ricordo, per chi se ne fosse già dimenticato, che si tratta del più lungo assedio del ventesimo secolo e che è durato quasi quattro anni dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. A fronteggiarsi, a causa della dichiarazione di indipendenza dello stato della Bosnia ed Erzegovina, l'esercito bosniaco a protezione della capitale Sarajevo e l'Armata popolare Jugoslava che aveva la dichiarata finalità di far cadere la capitale e di creare la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, sotto il diretto contro della Repubblica Serba. Fu una tragedia ed una carneficina con almeno 12.000 vittime e 50.000 feriti, l'85 %  dei quali appartenenti alla popolazione civile della capitale. A quella terribile vicenda posero fine gli Accordi di Dayton che sancirono una delicata (e tuttora precaria) architettura istituzionale con la creazione di uno stato unitario suddiviso in due entità: la Repubblica Serba e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina. Sin qui la storia con le sue convulsioni ed i suoi drammi che spesso hanno avuto come epicentro proprio la magmatica penisola balcanica che, e di questo siamo assolutamente convinti, potrà giovarsi di un assetto pacifico e di un futuro sereno solo sotto il comune tetto europeo, di cui geo-strategicamente fa parte e rispetto al quale l'Unione Europea e le sue istituzioni dovrebbero accelerare la tempistica di un'adesione agognata da troppi anni e che per alcuni stati sembra allontanarsi sempre più.
Tornando allo spettacolo teatrale, la scenografia è scarna ed essenziale. Sul palcoscenico si alternano Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani che interpretano ora una coppia di civili di Sarajevo asserragliati nella loro abitazione, ora una coppia di cecchini, annidati all'ultimo piano di uno dei palazzi della capitale. I primi, che cercano in tutti i modi di far passare un tempo che non passa mai e lottano per la sopravvivenza rischiando quotidianamente la propria vita per procurarsi da bere e da mangiare. I secondi (circa 257 quelli censiti a fine assedio!) che, in maniera distaccata ed annoiata, devono solamente decidere a chi sparare, inquadrando con l'obiettivo del fucile ora una anziana che va al mercato, ora un uomo che va a riempire una tanica d'acqua. La loro posizione è indubbiamente privilegiata: Sarajevo si stende sotto i loro occhi e solo quando ingrandisci il teleobiettivo sulla potenziale vittima ti rendi conto di quanto è facile uccidere. Dalle parole della Biagiarelli (che Sarajevo l'ha visitata più e più volte nella sua vita) si desume come siano vere le parole di Hannah Arendt che, descrivendo l'Olocausto ed suoi protagonisti, scrisse un intero saggio sulla Banalità del male. Certo l'assedio di Sarajevo non è stato un Olocausto, ma quello che tuttora scandalizza è sapere come i cecchini, rintanati nei piani alti degli edifici, negli abbaini, negli anfratti delle montagne attorno a Sarajevo fossero, molto spesso, persone qualunque: serbi ma non solo, pagati per fare quell'allucinante mestiere. Su di essi in realtà non si è mai fatta piena luce, né sui complici di cui hanno indubbiamente goduto per insediarsi, indisturbati, nei palazzi della capitale. Ora sappiamo, da recenti notizie di cronaca con relativa inchiesta giudiziaria, che c'era chi pagava (italiani e triestini inclusi) per fare quella "adrenalinica" esperienza: Sarajevo Safari, venivano chiamati questi incommentabili viaggi d'avventura ed il nome dice tutto. Nelle chiare parole della Biagiarelli, riportate dal quotidiano locale in risposta ad una precisa domanda di Paolo Rumiz, una possibile (e plausibile) spiegazione del fenomeno: "Lo immagino uomo annoiato, in cerca di esperienze limite. Oggi poi, l'uso malsano della Rete può farti scivolare facilmente verso un'attrazione malsana, farti compiere quel "salto di specie" da cui nessuno di noi può ritenersi immune". Parole, nella loro verosimiglianza, terribili. Ancora più terribili solo che che si pensi che l'uomo non ha imparato nulla dalla storia e che dopo Sarajevo ci sono state mille altre manifestazioni di una crudeltà inutile e disumana. L'unica cosa che è cambiata, in peggio, è l'utilizzo delle nuove tecnologie: ieri i cecchini, oggi i droni (ma anche questi guidati dall'uomo!). Il risultato non cambia, anzi si moltiplica. Dalla singola vittima del cecchino, alle numerose vittime (ugualmente civili ed inermi) dei droni. Ogni riferimento al conflitto russo-ucraino non è affatto casuale. Conclusioni. Nulla più che un auspicio, ovvero che al di là delle lingue, delle etnie o dei diversi credi religiosi sarebbe sempre ora di riscoprire una semplice verità: siamo tutti uomini, tutti uguali nell'aspirazione a vivere in pace, nel rispetto reciproco e di madre natura. Un'utopia? Certamente. Ma è l'unica che ci resta perché, come scrisse Salvatore Quasimodo nei suoi indimenticabili versi: "Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera". La vita è unica e breve: non ce n'è un'altra di ricambio ed ognuno di noi ha diritto a vivere la sua in pace ed in libertà.
 
OVOVIA: ULTIMO ATTO
 
Prometto che sarò breve, anche perché di questo argomento se ne è parlato e scritto davvero tanto. L'ultimo aggiornamento informa di una doppia mossa dell'amministrazione comunale.Con la prima la Giunta municipale ha approvato a maggioranza (con l'assenza intenzionale dell'assessore Rossi della Lista Dipiazza e degli assessori di Forza Italia Savino e Babuder) una variazione di bilancio per garantire la totale copertura dei costi della cabinovia, in anticipazione del finanziamento statale che , come noto, è ripartito in più tranches dal 2027 al 2034. Nonostante le precedenti e reiterate smentite, di fatto il Comune è costretto ad anticipare i propri fondi per procedere nell'iter dell'opera e non sono "bruscolini": 30,12 milioni di euro di cui 16,9 milioni derivano dall'avanzo vincolato, 1,34 milioni come rimborso all'anticipo del Pnrr già speso per la progettazione (a me questa voce risulta praticamente ostica in quanto incomprensibile) e 11,88 milioni dai ricavi della vendita di immobili (Carciotti incluso). Su questi ultimi si apprende che la Giunta ha dovuto mutare la destinazione di ben 6,25 milioni già impegnati in altre opere del piano triennale!   Dunque, un vero e proprio tornado che, ancora una volta, mette l'ovovia davanti a qualunque altra esigenza della città. Ma non finisce qui. Infatti il sindaco Dipiazza accompagna questa notizia con un'altra dichiarazione delle sue, davvero "spiazzante": "Ho preso in mano tutto il pacchetto: da oggi il referente della cabinovia è il sindaco di Trieste". Cosa significano queste parole? Significano una cosa sola. Ovvero che Dipiazza (a sentire lui si tratta di un atto di "responsabilità politica") d'ora in poi per questo procedimento ha avocato a sé le deleghe dell'assessore al Bilancio Bertoli (Lega), dell'assessore ai Lavori pubblici Lodi (Fratelli d'Italia) e di quello alla Pianificazione del territorio Babuder (Forza Italia). Checché ne dica il Sindaco, un vero e proprio ciclone di cui a questo punto risponderà solo lui. La città, con i suoi mille problemi, rimane completamente paralizzata. Lui andrà a Roma da Salvini a batter cassa per ottenere una rimodulazione del finanziamento statale e per liberare così le ingenti risorse comunali appena impegnate su quest'opera. Ci riuscirà? Lui è convinto di sì. Personalmente, viste le ristrettezze del bilancio statale, avrei qualche dubbio. Ma anche ammesso che riuscisse nell'intento, che farà? Come procederà? L'Iter ambientale, come noto, è stato azzerato dal Tar Fvg e ancora bisogna decidere se ricorrere al Consiglio di Stato o far ripartire le procedure di Vas e Vinca: in entrambi i casi si tratta di decisioni che richiederanno mesi prima di essere finalizzate. In tutto questo bailamme si innestano parole in libertà su modifiche possibili al tracciato quali il prolungamento a Monte Grisa o l'accorciamento al solo Porto Vecchio. Mah: chi più ne ha , più ne metta. Dal mio piccolo punto di osservazione, posso solo dire che la precisa sensazione è quella di essere arrivati alle ultime mosse di una (triste) sceneggiata napoletana.  Oltre a Trieste (paralizzata da anni su un'opera inutile e costosa e che la città non vuole), ne pagherà le conseguenze, in termini elettorali, tutta l'attuale maggioranza di centrodestra, nonostante l'evidente "scaricabarile" avallato la scorsa settimana.  Si accettano scommesse.
 
ARRIVANO I TURCHI A SANT'ANNA
 
I dati parlano chiaro. Sulla base di recenti statistiche, sono ben 13 mila gli appartenenti alla comunità islamica triestina provenienti da più di 50 nazionalità diverse. Sto parlando di persone "regolari", che vivono e lavorano qui anche da anni. Vivono, ma anche muoiono qui. Fino al 2019 i residenti di fede musulmana potevano scegliere di essere seppelliti nell'antico Cimitero Ottomano, al termine di via della Pace. Oggi non può più accogliere sepolture per ragioni di spazio. E' chiuso e per visitarlo occorre chiedere le chiavi al Consolato onorario turco. C'è poi un altro spazio a Sant'Anna, dove un piccolo appezzamento è dedicato a tutti i culti diversi dalla fede cattolica. Ma si tratta di disponibilità veramente limitate. Tant'è che molti, a proprie (e rilevanti) spese, sono attualmente costretti a rimpatriare le salme nei Paesi d'origine. Visti i numeri crescenti della comunità, già nel 2021 il presidente Akram Omar aveva perciò chiesto, vanamente, al Comune la disponibilità di uno spazio per tumulare i propri cari. Di recente ha avuto occasione di riparlarne col sindaco Dipiazza che ha dato segnali di apertura:" davanti ai morti ci si può solo mettere sull'attenti. Tutti hanno diritto a dare sepoltura ai propri cari. Niente più di un terreno, però, uno spazio cimiteriale, ma non una moschea". Sin qui il Sindaco, che, per una volta, mi trova pienamente d'accordo. 
 
Mauro Zinnanti  
Parole chiave: Trieste