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Ennesina estate calda a Trieste, Zinnanti "In Comune non c'è la volontà di farsi carico del problema"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
In realtà che a Trieste (ma non solo) facesse sempre più caldo con notti "tropicali" sempre più umide e fastidiose, lo sapevamo da tempo. Ora però ce lo dice in maniera inoppugnabile anche la scienza. Infatti, secondo un recente studio coordinato dal Centro nazionale per ricerche (Cnr-Ibe) in collaborazione con Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Trieste è il terzo capoluogo di regione in Italia in cui è più alta la differenza di temperatura tra città e periferia. Il dato rilevato certifica un differenziale di temperatura tra centro e periferia di 4,8 gradi tanto che i ricercatori descrivono il fenomeno come una vera e propria "isola di calore" che vede Trieste "primeggiare" in questa particolare e non invidiabile classifica, preceduta solo da L'Aquila (con un differenziale di 5,6 gradi) e Genova (5,2 gradi). 
Nello stesso studio si dà conto di una realtà inconfutabile, ovvero che gran parte di questo maggior caldo è dovuto al fatto che in città c'è poco (e trascurato) verde urbano, mentre la periferia è molto verde. Dal che deriva un'altra naturale conseguenza, per cui aumentando la copertura arborea del 5% si potrebbe ottenere un abbassamento della temperatura di mezzo grado.
A conferma di quanto illustrato dai ricercatori, esistono esempi di successo in giro per il mondo quali quelli di Los Angeles e Medellin dove con una attenta e partecipata programmazione di sviluppo del verde urbano la temperatura è già diminuita di oltre due gradi con benefici indubbi sulla vivibilità e sulla salute dei residenti.
Che la situazione sia estremamente seria, ma anche rimediabile con una oculata gestione del verde pubblico, lo attestano anche le condivisibili considerazioni rilasciate al quotidiano locale da Rita Nogherotto, ricercatrice all'Ictp (Centro internazionale di Fisica Teorica) di Miramare che sta collaborando, come lead author, alla redazione del report  2027 sul tema intitolato "Special report Climate Change and Cities" per l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), cioè l'organismo delle Nazioni Unite che si occupa del clima e che periodicamente dà raccomandazioni scientifiche ai governi per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Come dire che si tratta di una ricercatrice altamente qualificata su questo specifico argomento e che le sue parole dovrebbero ricevere adeguata attenzione anche da parte degli amministratori della nostra città. Nel sottolineare che le isole di calore si sentono maggiormente la notte quando tra centro e periferia si possono registrare sino a 5-7 gradi differenza così spiega la loro formazione: "si formano a causa dei materiali urbani, ad esempio l'asfalto, il cemento, i tetti scuri.
Questi assorbono più calore rispetto al suolo e lo trattengono, rilasciandolo lentamente durante la notte. Gli edifici della città, inoltre, producono "canyon" che catturano il calore e limitano la ventilazione. Le automobili, i motori dell'aria condizionata, le industrie contribuiscono a rilasciare altro calore nell'ambiente". Rimedi? Chiare le parole della ricercatrice anche sotto questo profilo.
Occorre creare o implementare spazi verdi urbani, impiantare alberi lungo le strade, realizzare nuovi parchi, giardini pensili e tetti verdi perché "le piante rinfrescano l'aria attraverso l'evapotraspirazione e creano ombra, migliorando anche la qualità dell'aria". Ulteriori indicazioni sono quelle relative alla creazione di corridoi verdi o aree aperte che favoriscono la ventilazione, limitando le altezze degli edifici e aumentando le distanze tra essi.
Infine, doveroso è il richiamo alla promozione di forme di mobilità sostenibile: quindi meno auto, più trasporti pubblici, biciclette e aree pedonali. Nello specifico di Trieste Nogherotto rileva come "il centro di Trieste è molto compatto, ha edifici storici alti, strade strette, utilizzo di materiali ad alta assorbenza del calore (asfalto, pietra) e ciò crea un "effetto canyon" urbano che blocca il calore e frena la ventilazione. Non solo, le zone centrali hanno pochi alberi, parchi e superfici verdi rispetto alle zone periferiche e collinari". Gioca a sfavore di Trieste anche la sua particolare conformazione morfologica, stretta com'è tra il mare ed i rilievi dell'altopiano carsico, che mentre favorisce una maggiore esposizione delle periferie al vento e ad un'aria più fresca, comprime il caldo ed il suo ristagno proprio nelle aree centrali. SI tratta non solo di una questione climatica o di decoro urbano, ma anche, come sottolinea la ricercatrice, di un problema di salute pubblica tanto da farle affermare che le città sono "i luoghi in cui l'urgenza della sfida climatica incontra l'azione della società.  La battaglia contro il cambiamento climatico si vince o si perde nelle città del mondo".
Ora, senza voler per forza di cose abbracciare i toni "messianici" utilizzati dalla Nogherotto nel suo appello, è certo che, vista la situazione ed il moltiplicarsi delle giornate estive da bollino arancione se non rosso, non è consentito a nessun pubblico amministratore ignorare il problema e girarsi dall'altra parte.
Per intanto, registriamo come si sia subito mosso, con una lettera aperta all'Amministrazione comunale e alla società civile, un nutrito panel di associazioni ambientaliste triestine che include Triestebella Aps, Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Lipu Trieste, Wwf Fvg e Isde-Medici per l'ambiente Fvg.  
Nel corso della presentazione pubblica della loro, lodevole, iniziativa, avvenuta non a caso nella distesa di ghiaia di Largo Santos le associazioni sono partite da un altro dato piuttosto allarmante.  Infatti, secondo  una stima elaborata nel 2021 dal Barcelona Institute for Global Health, Trieste risulta prima in Europa per mortalità associata alla carenza di spazi verdi accessibili, con 145 decessi prematuri all'anno stimati a causa dell'insufficienza di verde pubblico secondo i parametri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Richiamato questo dato, che fa il paio con le già citate risultanze dello studio Cnr-Ispra che colloca Trieste al terzo posto in Italia per le isole di calore, le associazioni ambientaliste hanno illustrato una serie di proposte operative che ci paiono estremamente interessanti. Il presupposto di ogni indicazione prospettata è la conoscenza del territorio e quindi, come primo passo conoscitivo, si chiede al Comune di affidare agli enti scientifici giuliani una mappatura delle isole di calore cittadine.
Fatta questa operazione, viene declinato un piano di adattamento climatico che si articola in: stop al consumo del suolo; realizzazione di nuove aree verdi con impianto di alberi d'alto fusto in spazi come piazza Goldoni, piazza Vittorio Veneto, piazza Ponterosso, Largo Sonnino, piazza Perugino, piazzale De Gasperi, Largo Santos e Campo San Giacomo (Ndr: quest'ultimo è una nostra aggiunta, causa la tragica situazione del verde in zona); stanziamento di adeguate risorse per la manutenzione del verde esistente (anche favorendo donazioni o sponsorizzazioni private); uso intelligente dell'acqua recuperando le acque disperse dall'Acquedotto Teresiano, da Elettra Sincrotrone e dal depuratore di Servola, oggi sprecate e che potrebbero essere riutilizzate per l'irrigazione urbana; creazione di corridoi verdi lungo le strade ed implementazione del verde su tetti e viali.  
Insomma, un programma vasto e denso di idee e di spunti operativi che necessita di un preciso punto di riferimento che tenga le fila del piano e programmi le varie iniziative. Ed è proprio per questo motivo che la nota degli ambientalisti si conclude con una concreta proposta: "chiediamo di istituire un tavolo permanente di consultazione tra Comune e le associazioni e comitati cittadini. Quello che chiediamo non è né ideologia né utopia: è salute pubblica, benessere urbano, giustizia sociale. E' garantire alla cittadinanza, in ogni quartiere, il diritto a respirare, camminare nell'ombra, a vivere in una città che non si trasformi in una fornace ogni estate...Chiediamo all'Amministrazione comunale di agire, di pianificare, di invertire la rotta".
Parole chiare ed incontrovertibili. E' passata ormai più di una settimana da questo forte appello: non ci risulta alcuna reazione dalle parti di Palazzo Cheba. Ma questa, purtroppo, non è una novità ed intanto Trieste sta trascorrendo l'ennesima estate calda senza che nessuno, dal Sindaco in giù, dimostri la benché minima volontà di farsi carico del problema.
 
Mauro Zinnanti