La verità oltre gli slogan: comprendere il dramma delle Foibe e della Risiera

La foto comparsa ieri, giovedì 20 agosto, di un uomo davanti alla Foiba di Basovizza con il pugno chiuso è inaccettabile, come i molti commenti apparsi sui social.
Per chi non vive in queste terre e non ha memoria di ciò che è realmente accaduto, chiederei il silenzio. Ma non un silenzio che nasconde o cancella, un silenzio fatto di rispetto. Spesso si cede alla tentazione di semplificare la storia con uno schema banale. La Risiera a destra, le Foibe a sinistra. Ma le cose non stanno affatto così. Per capirlo davvero serve la maturità di contestualizzare anni in cui il clima era teso, saturo di odio e violenza.
La Risiera di San Sabba, nata come stabilimento per la lavorazione del riso, fu convertita dai nazisti nel 1943 dopo l'occupazione di Trieste. Divenne un campo di detenzione e di morte dove molti oppostitori al regime di Hitler, vissero l'inferno.
Le foibe, cavità naturali del terreno usate da sempre nelle zone carsiche, diventarono il teatro di una pagina di storia ancora più macabra. Lì dentro non finirono solo i nemici politici del regime di Tito, ma anche ragazzi colpevoli unicamente di aver combattuto per la propria nazione o civili innocenti travolti dalla repressione. Entrambe queste realtà sono il drammatico esempio dell'odio che sfoga altro odio, chi ha visto il proprio figlio fucilato dai nazisti ha spesso restituito la stessa violenza. Questo non giustifica nulla. Nessuna vendetta cancella un orrore, ed è tempo che si parli di verità storica mettendo al centro le vittime reali, non i comodi slogan della destra e della sinistra, tantomeno quelli della politica odierna.
La strumentalizzazione ideologica fa ribrezzo, perché il dolore non ha colore politico e l'orrore non si è neppure fermato a Trieste. Chi per paura dei massacri delle truppe titine è scappato verso altre regioni d'Italia, spesso non ha trovato abbracci ad attenderlo. Basti pensare al dramma dei profughi giuliano-dalmati e all'episodio del cosiddetto "Treno della vergogna" del 1947 a Bologna, dove treni di famiglie in fuga vennero presi a sassate e dove fu persino rovesciato il latte destinato ai bambini degli esuli da parte di connazionali italiani accecati dall'ideologia politica. L'orrore è uguale da qualsiasi parte provenga. Prima di usarlo per le proprie battaglie sui social, ci si dovrebbe fermare a ricordare.
Laura Palutan
Presidente VII Circoscrizione (Servola-Chiarbola-Valmaura-Borgo San Sergio)








