Trieste, il Comitato No Imec presenta una lettera aperta contro militarizzazione e traffico d’armi nei porti

Il Comitato No Imec ha illustrato oggi, giovedì 11 giugno 2026, una lettera aperta dedicata al transito di armi nei porti di Trieste e Monfalcone e al loro coinvolgimento nelle strategie politiche e militari occidentali. La conferenza stampa si è svolta in piazza Unità, mentre all’interno del Palazzo Regionale era in corso la tavola rotonda “Piano del Mare: dialogo tra blue economy, innovazione e IMEC”, parte del simposio GeoAdriatico. Al termine dell’incontro, i rappresentanti del Comitato hanno depositato la lettera agli uffici dell’Autorità Portuale in via Von Bruck, insieme a quella già inviata nel 2024 all’allora commissario Torbianelli, rimasta senza risposta. Nel documento rivolto al presidente Consalvo viene analizzato il quadro politico e militare che, secondo il Comitato, sta condizionando lo sviluppo dei due scali. Il Corridoio Imec viene descritto come un progetto politico legato alle strategie di Stati Uniti, Unione Europea e Israele, con possibili ricadute sul collegamento con il porto militare di Haifa. Viene inoltre richiamata la crisi del traffico container a Trieste, in calo del 19% nel 2025, attribuita alle tensioni internazionali e alla limitazione degli investimenti cinesi. La lettera solleva anche dubbi sulle dichiarazioni di esponenti istituzionali che avrebbero attribuito al porto un ruolo in chiave militare, in contrasto con le norme del Trattato di Pace del 1947 che definiscono porto franco, neutralità e accesso paritario. Il Comitato ribadisce infine la volontà di proseguire la propria azione affinché lo scalo non venga coinvolto in dinamiche belliche e non diventi parte di collegamenti funzionali a conflitti internazionali.
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